Tirate giù le tapparelle, chiudete le persiane, tenete accesa solo una luce soffusa e poi lasciatevi andare all'ascolto di questo bel lento per concludere questa giornata grigia e autunnale di piogge straripanti. Buona notte. A domani.
The Bloody Hollies tornano all'inciso dopo 4 anni con il loro quarto album dal titolo Yours Until The Bitter End. Rock sanguigno direttamente dagli anni '60 e '70. Good vibrations....
Curiosando nel blog mi soffermo su Achtung Baby rev. degli U2 e il mio occhio si posa su Zoo Station coverizzata dai Nine Inch Nails. Questo mi da lo spunto per poter parlare della band di Trent Reznor e di un album fondamentale degli anni '90, The Downward Spiral del1994. Ho sempre considerato i Nine Inch Nails una one man band nonostante si siano avvicendati componenti illustri. Trent Reznor, personaggio inquieto proveniente da Mercer piccola cittadina della Pennsylvania, dopo aver lavorato come programmatore da vita ai Nine Inch Nails. Nel 1991 esce Pretty Hate Machine il più elettronico della sua produzione a marchio NIN. Il 1994, invece è l'anno che vede l'uscita di The Downward Spiral capolavoro di Reznor oltre che il suo album più nichilista già dal titolo e dalle tracce che lo compongono. Lo testimoniano titoli come Mr. Self Destruct, Heresy, March of the Pigs e Big Man With a Gun ... e non vado oltre. Considero The Becomig l'apice di tutto il lavoro, brano devoto all'industrial sound intervallato da una chitarra acustica. Il disco si chiude con Hurt uno dei pezzi più struggenti scritti da Trent. Anche Johnny Cash nelle sue American Recordings ha coverizzato questo brano dandole il classico stile "man in black" Vi consiglio vivamente questo CD dove troverete metal, wave ed industrial in un connubio perfetto. The Downward Spiral è un lavoro di altissimo valore dove qualità e vendite coincidono. Qualche anno prima ci riuscirono i Nirvana con Nevermind. Nulla di paragonabile alle vendite di Cobain e soci ma posto assicurato nella top10 album US oltre ad ereditare il disagio di tutti coloro che si erano identificati nella band di Seattle. Provate a curiosare nelle desolanti Charts 2011 e trovatemi una album di qualità nella top10 UK e US, la nostra non la prendo nemmeno in considerazione. Attualmente il progetto Nine Inch Nails sembra accantonato. Reznor è impegnato con i suoi How to Destroy Angels e nel 2010 si è occupato della colonna sonora "The Social Network" insieme ad Atticus Ross. Se avete voglia di sensazioni forti avvicinatevi senza timore a Mr. Self Destruct.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un gruppo che suona dell'ottimo folk pur provenendo non proprio dai luoghi natii di questo tipo di sonorità. The Deep Dark Woods, infatti vengono dal Canada, ma di certo non fanno rimpiangere i maestri del genere. La canzone, lo dico subito, la adoro e fa parte del loro quarto album The Place I Left Behind. Le altre 3 (che si possono ascoltare sul loro sito) mi piacciono meno, ma un giudizio complessivo spero di darlo dopo aver ascoltato l'intero disco.
Amerika è il secondo disco di questa band danese. L'ho trovato leggero e piacevole all'ascolto. Video sopra e disco completo nel nel widget a destra. Dopo The Tallest Man on Earth, eccovi The Migrant: il folk "americano/scandinavo" alla conquista degli Stati Uniti. Buon ascolto.
Materia sempre molto dibattuta quella dei Pink Floyd. Il gruppo inglese ha costantemente diviso critica e pubblico (un po’ come i Radiohead dei giorni nostri) che, a seconda dei propri gusti, li ha fatti diventare una sorta di band-cipolla, a strati. In particolare, a parte l’esistenza in vita di quelle fazioni estremiste fatte di chi non li ha mai amati per niente, o di chi li adora invece, anche quando “suonano” la sigla di Dribbling, esiste una lunga casistica di fruitori che hanno apprezzato in tutto o in parte la loro carriera. Ad esempio ci sono quelli che dicono che i Pink Floyd sono nati e morti dopo il loro primo periodo di attività, con Syd Barrett nella line-up e sfociata nel primo album, The Piper At The Gates Of Dawn . Poi c’è chi li ama dal ‘dopo Barrett’, con Gilmour dentro, ma solo fino ad Atom Heart Mother e Middle ovvero prima delle produzioni milionarie di The Dark Side of the Moon e Wish You Were Here (la solita storia: se a conoscerli siamo in 100 son bravi, se diventiamo 1 milione sono commerciali=fanno musica di merda). C’è chi ha cominciato a conoscerli e ad apprezzare solo con l’erezione di The Wall e tutti a cantare “ehi teacher leave those kids alone!” e chi grazie all’assolo in Another Brick in the Wall ha cominciato a suonare la chitarra (ma fa solo quello da 30 anni: ne conosci qualcuno Giamp?). Ancora, quelli che sostengono che la bravura e il successo dei Pink Floyd risieda nel corpo e nella mente di Roger Waters ( si può negare ciò? ), e che contrasta fortemente il pensiero di chi attribuisce, invece, a David Gilmour e alla sua chitarra i meriti maggiori (ne ha di certo anch’egli) della carriera della band londinese.
Sono davvero tanti gli aspetti (soprattutto musicali) che andrebbero analizzati per arrivare a comprendere, almeno in linea di massima, il successo dei Pink Floyd. Sul sito di Scaruffi ad esempio (ma di storie sui Pink Floyd in rete se ne trovano a iosa), c’è l’occasione per poter approfondire l’aspetto tecnico-artistico [che così li introduce “I Pink Floyd furono l'epitome del rock psichedelico che emerse nel 1967 in Gran Bretagna dalle ceneri dell'acid-rock di San Francisco. L'opera dei Pink Floyd fu fondamentale per conferire al genere una struttura unitaria. I loro primi album, infatti, fusero i tre filoni Americani della psichedelia: quello melodico (la canzone "eccentrica" alla White Rabbit dei Jefferson Airplane), quello improvvisato (la jam alla Velvet Underground) e quello astratto (il "freak-out" alla Red Crayola). In tal modo i Pink Floyd del 1967-69 coniarono il canone del rock psichedelico a cui si sarebbero ispirati le successive generazioni. Nel bene e nel male i Pink Floyd capirono anche i limiti e le implicazioni del genere e continuarono a re-inventarsi, trasformando poco a poco il rock psichedelico (nato per gli hippies banditi dall'Establishment) in un genere per meditazione e relax (a beneficio degli yuppies perfettamente integrati nell'Establishment). Nel proseguo della loro carriera i Pink Floyd non esitarono a cambiare il sound psichedelico da sound aspro e cacofonico a sound levigato e vellutato. In tal modo i Pink Floyd elevarono il sound psichedelico a koine` universale, a prescindere dalle istanze e velleità di questo o quel pubblico, un po' come negli stessi anni il jazz-rock stava "vendendo" l'angoscia del popolo Afro-americano al pubblico dei qualunquisti bianchi”. ]
Ma, come sempre, quando si parla di musica … alla fin fine… fortunatamente e innegabilmente, conta solo quella. Il concerto è del ’76. La qualità dell’audio è davvero eccellente. Non resta che cliccare su play. Buon fine settimana. Alla prossima.
[tracklist]
01 - Raving And Drooling - 02 You Gotta Be Crazy - 03 Shine On You Crazy Diamond (parts 1-5) - 04 Have A Cigar - 05 Shine On You Crazy Diamond (parts 6-9) - 06 Speak To Me - 07 Breathe - 08 On The Run - 09 Time - 10 The Great Gig In The Sky - 11 Money - 12 Us And Them 13 Any Colour You Like - 14 Brain Damage - 15 Eclipse - 16 Tuning - 17 - Echoes
In un post precedente ho parlato dei Pentagram, band fortemente influenzata dai Blue Cheer. E' giunto il momento di soffermarci su un album seminale dal titolo VINCEBUS ERUPTUM (1967). I Blue Cheer sono un trio proveniente da San Francisco. La loro Frisco è differente da quella colorata e psichedelica di concittadini illustri come Grateful Dead e Jefferson Airplane. Basta ascoltare Summertime Blues,di Eddie Cochran, brano che apre l'album per rendersi conto che stiamo parlando di hard rock a volumi altissimi. Si prosegue con Rock me baby di chiara impronta blues fino a raggiungere un suono di chitarra dilaniato in Doctor Please. Altra gemma dell'album è la cover di Mose Allison,Parchment Farm. Se amate le chitarre suonate a volume altissimo è un album da possedere senza la minima esitazione. Innumerevoli le band devote al suono dei Blue Cheer. Provate ad ascoltare un qualsiasi album dei Mudhoney per rendervi conto dell'importanza del trio di Frisco. I Might Could, band hard blues della Virginia, hanno volutamente copiato la copertina di Vincebus Eruptum facendola propria. Concludo con i Nirvana. Chi possiede il cofanetto (With the lights out DVD) noterà che nelle prime registrazioni casalinghe nell'appartamento del bassista K. Novoselic è in ben evidenza la copia vinilica di questo favoloso album. Mi auguro di avervi convinto nell'avicinarvi al Blue Cheer sound. -- Matteo --