giovedì 19 febbraio 2009

TESTA DI GENIO VA SULLA LUNA


Si diverte davvero tanto David Byrne in queso periodo. Ha trovato la maniera di non ripetere i Talking Heads e non ripetersi con i suoni della world music. Cerca di continuo nuove cose e lo cercano per renderlo partecipe della musica attuale. Dopo The BPA _Toe Jam, continua la sua collaborazione con le realtà funky-elettro-hiphop del momento. Questa volta ha prestato i suoi servigi ai N.A.S.A. in due canzoni presenti nel nuovo lavoro intitolato The Spirit Of Apollo.
Oltre alla partecipazione di Byrne i N.A.S.A. hanno ospitato una vagonata di nomi eccellenti quali Tom Waits e George Clinton.





The People Tree (feat. David Byrne, Chali 2na, Gift of Gab, & Z-Trip


venerdì 13 febbraio 2009

ZIGGY REMIXTARDUST
Oh my God! Guarda come come t'hanno conciato Duca Bianco!!. Beh dai, un restyling ogni tanto non fa male, un bel lifting musicale. In generale non stravedo per l'elettronica e mix vari, ma ammetto che in giro c'è parecchia roba interessante, come i mash-up, la tecnica che unisce brani di canzoni differenti. Stavolta hanno ritoccato un capitolo intero della storia del rock, Ziggy Stardust appunto ed è un bel sentire. Tutte le canzoni del disco sono state o mixate o "mesciate" con Deep Purple, Jay-Z, Bob Marley, MGMT, The Supremes. Non lasciatevi sfuggire l'occasione anche perchè il tutto è totalmente e gratuitamente scaricabile da questo SITO.

DAVID BOWIE - Ziggy Stardust ...l'originale

lunedì 9 febbraio 2009

ANTONY AND THE JOHNSONS - Epilepsy Is Dancing

Inversamente proporzionale alle sue noiosissime canzoni, Antony, e chi per lui/lei, ha fatto uscire un bellissimo video che non sfigurerebbe nel film di Kubrick, Eyes Wide Shut.

sabato 7 febbraio 2009

JOHN FRUSCIANTE - The Empyrean



Nemmeno il tempo di parlare male della latitanza delle uscite a stelle e strisce (vedi recensione sui Franz Ferdinand che forse un giorno leggerete sul blog di Indies), che ecco venir fuori un bel dischetto dalla mente e dalla chitarra capace di John Frusciante, meglio conosciuto come lead guitar dei Red Hot Chili Peppers. A dire il vero mi si sono drizzati i peli delle braccia (il cui numero supera di poco i miei residuali capelli), quando agli occhi mi è balzata la durata di molti dei brani di Empyrean: chi porta 6 minuti, chi 7 chi 8 e addirittura il brano d’apertura di ben 9 minuti e 9 secondi. E non andava meglio dopo l’ascolto del brano iniziale, una lunga suite strumentale che va dall’interessante al palloso passando per il quasi-quasi-getto-la-spugna. Poi la cover di Song For The Sirens di Tim Buckley, ha resuscitato in me un certo interesse, ma ancora non era riuscito nell’intento di farmi schiodare dalla sedia. Decido di non cedere e accettare la sfida e così, al terzo brano vengo ben ripagato da Unreachable, una ballatona suonata e cantata con desiderio blues con tanto di meraviglia di assolo chitarristico, e in sottofondo un hammond che aggiunge tonalità più melodiose, ammorbidendo il brano. Volendo azzardare un paragone (lo azzardo eh!, Antonino non t’incazzare!), ci sono molti rimandi ai Pink Floyd e ai primi Genesis, soprattutto nei brani più lunghi. Come da lui stesso affermato The Empyrean è molta psichedelico perché è frutto dei suoi ascolti degli ultimi 2 anni (il disco è materiale inciso tra il 2006 e il 2008), che poi ha tradotto in musica realizzando il cd in questione. Va detto che non è il suo primo tentativo da solista, ma il nono, e consiglio altamente di recuperare Inside Of Emptiness del 2004, un ottimo disco di possente rock scritto e interpretato senza fronzoli, ancorché padre legittimo dell’ultimo TK WEBB & The Visions. Tornando invece a The Empyrean, credo che gli episodi da segnalare oltre che alla Unreachable di prima, sono Heaven, Enough Of Me, Central (con una cavalcata elettrica finale che vorresti continuasse in eterno), una drammatica One More Of Me suonata con i Sonus Quartet e la conclusiva After The Ending, eterea e sulfurea quanto basta per concludere degnamente il tutto. Lontano dai clamori e dagli sfarzi dei Red Hot Chili Peppers (Flea comunque suona nel disco), con l’ex Smiths Johnny Marr (prezzemolo indiscusso della scena rock mondiale), Frusciante riesce, anche questa volta, a dare un’altra angolazione delle sonorità rock, graffiando con la sua voce, e facendo uscire fuori la sua anima con assoli di chitarra che restano ben impressi nella memoria e la giusta dose di Hammond, donando grazia e volume a tutto l’album. Così come raccomandato sul suo Myspace, play it loud, of course!
Gianni Ragno

venerdì 6 febbraio 2009

Quello che le radio commerciali non dicono
Playlist di Febbraio


1. A PLACE TU BURY STRANGERS - To fix the gash in your head
2. CAT POWER - New York (Frank Sinatra cover)
3. DAVE MATTHEWS BAND - You might die trying
4. DEER TICK - These Old Shoes
5. HERE WE GO MAGIC - Tunnelvision
6. JOSE' GONZALES - Teardrop
7. LIAM FINN - Lead balloon
8. MATTHEW SWEET - Room to rock
9. MISTERY GIRLS - I took the poison
10. ROBERT FORSTER - Don't touch anything
11. ROKIA TRAORE - The man I love (Billie Holyday cover)
12. SPARKLEHORSE With THE FLAMING LIPS - Go
13. THE ANTLERS - Two

lunedì 2 febbraio 2009

U2 NO LINE ON THE HORIZON _ ANTEFATTO
(ANCORA) ARTISTI O SOLO MESTIERANTI?


Questa premessa al nuovo lavoro degli U2 che uscirà a marzo, credo, si rende doverosa. Sento di dover fare qualche riflessione prima, perché ne potrebbe condizionare la recensione dell’album. Innanzitutto è impossibile cominciare a parlare di Bono e soci senza scomodare il loro gloriosissimo passato. Sono stati la più grande rock band degli anni ’80 e per buona parte degli anni ’90, e forse, per alcuni aspetti lo sono tutt’ora. Unforgettable Fire e Joshua Tree li hanno portati praticamente a un passo dalla santificazione, ma per davvero, considerato che ai tempi di Joshua Tree c’era gente che andava a bussare alla porta di Bono per avere conforto spirituale. Poi, da Ratte and Hum, è stato un continuo cercare qualcosa di diverso, e in questo senso I Still Haven’t Found è stato profetico. Hanno conosciuto i grandi della musica americana, da Dylan a BB King ed Elvis. Poi hanno svoltato bruscamente verso l’Europa più fredda delle traband di Achtung Baby, forse l’ultimo capolavoro griffato U2. Fino ad arrivare agli ultimi e pluridiscussi All That You Can’t Leave Behind e How To Dismantle An Atomic Bomb. Non riuscivo a capire le ragioni di tanto accanimento al negativo, della maggior parte della critica mondiale. Poi, pensandoci un po’ su, sono giunto alla conclusione che gli U2 negli ultimi 10 anni di carriera avrebbero dovuto fare qualche scelta drastica, del tipo sciogliersi per un po’. Perché no? Non sarebbe stata affatto una cattiva idea. Come quella di partecipare a progetti paralleli (vedi i membri dei Pearl Jam che hanno una band alternativa per ogni componente), per far confluire, poi, nuove sonorità all’interno della band principale.
Sono sicuramente la rock band più famosa del mondo, che ha scritto le pagine della storia della musica, ma è evidente che le aspettative nei loro confronti sono sempre superiori alle loro attuali possibilità. Bisogna prenderli per quello che riescono a darci oggi, e non per quello che potrebbero dare basandoci sul loro passato. Ritengo infatti, che, benché gli ultimi due album non stravolgano nulla di quanto da loro già scritto e cantato, contengano in ognuno di essi quei 4-5 brani buoni da conservare nella memoria. Voglio dire, quante Next Big Thing ci sono in circolazione o che sono uscite negli anni addietro, e che sono rimaste tali? Una marea!
Ma un altro aspetto che io credo sia di fondamentale importanza, è quello della continua e ostinata ricerca di riproporre il binomio collaboratile con Brian Eno. Mi chiedo perche? Ormai anche lui ha dato…tantissimo certo, ma credo che quando entrino in sala d’incisione, gli U2 si aspettino di sentirsi dare gli stessi consigli di sempre e che, Brian Eno, dia a loro le stesse idee di sempre che forse non funzionano più tanto come una volta. L’età passa per tutti e la spinta innovativa che ha dato a gruppi come i Talking Heads e agli stessi U2 è probabile che sia giunta al capolinea. Prendete ad esempio anche l’ultimo dei Coldplay, che magari si aspettavano chissà cosa (e con loro anche noi esigenti fruitori di ottima musica). Sembra si riscontrino all’interno degli ultimi lavori prodotti da Eno gli stessi suoni e le stesse alchimie da 10 anni a questa parte. È ovvio che quanto detto fino ad ora, spero vivamente possa venire completamente ribaltato dall’album in uscita il 2 marzo. La porta della speranza di un grande album è sempre aperta, in me, vecchio (!?!?) e immarcescibile fan che prova ancora emozioni nell’ascoltare canzoni come A Sort Of Homecoming.
Gianni Ragno

U2 - GET ON YOUR BOOTS

mercoledì 28 gennaio 2009

GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO /3
GANG - Le Radici e Le Ali (1991)


Non sapevo come presentare i Gang. Avevo pensato di fare un’unica recensione per i due album che li hanno consacrati , Le Radici e Le Ali e Storie d’Italia. Poi ho pensato che era meglio andare per gradi perché entrambi hanno bisogno di essere, a loro modo, sviscerati. Non sono lavori di facile presa, soprattutto per i testi espliciti delle canzoni. Espliciti nel senso di dire (raccontare) apertamente e senza pudore le storie che hanno attraversato le loro vite. Questa volta, iniziamo con Le Radici e Le Ali del 1991, ovvero il loro primo album in italiano dopo gli introduttivi Barricada Rumble Beat, Reds e Tribe’s Union cantati in inglesi, che contava importanti partecipazioni come quella di Billy Bragg. Poi è arrivato Le Radici e Le Ali, un’esplosione. Dentro si trovano Clash, la banda del paese, Che Guevara, i canti tradizionali gitani, le fisarmoniche, le percussioni. Canzoni lucide e penetranti e la voce di Marino Severini, che è un urlo strozzato in gola per la troppa voglia di raccontare. Mi fermo qui e il resto lo lascio raccontare alle note riportate sul disco da Sandro Portelli (insegnante di letteratura americana alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università la Sapienza, http://alessandroportelli.blogspot.com/) che meglio non poteva descrivere l’essenza dell’intero album.
"… il rock in America era un distillato di esperienza vissuta, da noi era un distillato di sogno di esperienze alternative. Era ali, non era ancora radici. A mano a mano abbiamo cominciato a capire che non si trattava di inventare suoni uguali a quelli che venivano dall’America (e dall’Inghilterra), ma di inventare suoni nello stesso modo in cui li inventarono i nostri modelli inglesi e americani. Prendere gli ingredienti della nostra storia, rifonderli e stravolgerli per capirci davvero. E farli rinascere, fare con i vecchi discorsi un discorso nuovo, fare con i discorsi nuovi un discorso senza tempo".

Gianni Ragno

...che tradotto in musica...

martedì 27 gennaio 2009

The answer my friend...
I giorni del ricordo



Il ricordo , la memoria lo stupore nel leggere libri come quelli scritti da Primo Levi ( se questo è un uomo- la tregua- ), che lasciano quel senso di vuoto.

Lo spunto per ripensare a quando, adolescente, acerbo ed inebetito dal torpore paesano , non ti rendevi conto di nulla , se non del tuo orto ben coltivato a da far invidia al tuo vicino.

Ora col senno di poi ripensi a quando studente alle superiori un prof. di inglese ti proponeva come testo di studio la canzone di B. Dylan –Blowing in the Wind- e tu, complice il branco , sottovalutavi, non eri ancora pronto e quindi coglioneggiavi quell’insegnante e la sua proposta.
Oggi pentito, ma non in un superprogramma di protezione per pentiti, rivedi quel testo con luce diversa!!!
Giamp

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che tu possa chiamarlo uomo?
E quanti mari deve navigare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di essere proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere erosa dal mare?
E quanti anni possono gli uomini esistere
prima di essere lasciati liberi?
E quante volte può un uomo volgere lo sguardo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di poter sentire gli altri che piangono?
E quante morti ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.


Bob Dylan & Joan Baez - Blowin' In The Wind

lunedì 26 gennaio 2009

UN DOVEROSO OMAGGIO...

... al mio amico GIAMP che ha compiuto gli anni qualche giorno fa. E glielo faccio nel migliore dei modi: in un video solo, la più grande rock band degli anni 80 con la migliore rock band degli anni 90, che continuano ad accompagnare le nostre vite anche in questo millennio.
Auguri Giamp!

Pearl Jam and U2 - Rockin' In The Free World

venerdì 23 gennaio 2009

COLDPLAY IN TECHNICOLOR
Fanno bene i Coldplay a cercare in tutti i modi di non farsi rinchiudere nella pericolosa gabbia della band ormai arrivata. Lo hanno fatto con Viva la Vida, nel bene e nel male, un primo (non troppo coraggioso) tentativo di proporre sonorità non troppo scontate. Una sorta di block notes pieno di spunti da approfondire in futuro.
Lo fanno anche nel mondo digitale cercando di andare al passo con i tempi e con tutto quando sta trasformando il modo di fruire musica, a cominciare dal web e con tante altre iniziative come quella di far parte del gioco virtuale Guitar Hero, dal quale si stanno facendo coinvolgere tante altre band, come gli Smashing Pumpkins, addiruttura scrivendo brani inediti per il gioco stesso.
Tornando ai Coldplay, hanno lanciato il video di Life in Technicolor (primo brano dell'album Viva la Vida, strumentale). E' davvero molto bello, sia per l'idea di metterci i burattini che li raffigurano, sia per aver aggiunto il testo alla musica. Davvero da non perdere.