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mercoledì 21 aprile 2010

URGE OVERKILL
Una band pulp, mooolto pulp.
(memorie di cinema, musica e televisione)

Gli anni '90 sono stati anche quelli migliori del programma televisvo Mai Dire Gol della Gialappa's. Il martedì a scuola era un continuo ripetere le battute di Frengo e Stop (Antonio Albanese), quelle di Aldo Giovanni e Giacomo, le gag di Teocoli-Caccamo. Insieme a miei amici non facevamo che commentare e ridere di quanto visto la sera prima. (Fatto 2 conti, il lunedì c'era il commento al campionato, il martedì a Mai Dire Gol, in pratica si riprendeva scuola dal mercoledì). Un altro, dei tanti comici, passati dalle parti della Gialappa's  è stato Bebo Storti (più famoso come conte Uguccione) che faceva anche il verso agli scrittori della generazione pulp (nonchè "autore" della frase "pulp, mooolto pulp") che in quel periodo (s)popolavano il mondo letterario, e non solo. Tutto questo mash-up di ricordi mi è tornato alla mente mentre riguardavo il trailer del film di Tarantino sul canale Coming Soon. Pulp Fiction, oltre ad essere stato un film di riferimento per molti cineasti (forse lo è tuttora) conteneva anche una bellissima colonna sonora. Tra le altre canzoni, quella di una band di Chicago, gli Urge Overkill, che rifacevano Girl You'll Be a Woman Soon di Neil Diamond. Il trio dell'Illinois, anche grazie all'improvvisa popolarità, diede alle stampe un discreto terzo album, Saturation, che ancora oggi riascolto con picere. I primi anni '90 furono quelli del grunge. Gli Urge Overkill trovarono una ricetta che non si discostava troppo da quel filone senza essere però, un'altra delle tante band grunge in circolazione. Dopo Saturation fecero uscire ancora un disco che però non ebbe le fortune del predecssore. Fu anche l'epitaffio del gruppo che dopo un'inutile trascinarsi senza gloria, si sciolse. Bei ricordi. Good Vibrations.

Positive Bleeding


Girl, You'll Be A Woman Soon

giovedì 7 gennaio 2010

SCHOOL OF ROCK
di R. Linklater 2003

Vagate con la fantasia un po' ed immaginate se un giorno i vostri e i nostri figli disponessero dei mezzi per frequentare una scuola del rock. Una vera e propria scuola che formi in tutto, ma proprio su tutto ciò che è l'arte del R'n'R senza mezzi termini e che annoveri tra i propri insegnanti un rocker come Jack Black - musicista in cerca di gloria e fama e che ripiega sulla scuola la possibilità di riscatto nella vita piatta e fallimentare nel campo del Rock!!! Questo uno degli argomenti che il poco celebre e piuttosto discusso film School of Rock mette in evidenza. Le curiosità da scoprire nel film sono varie e attendibili quanto mai:
1) Il film è uno dei pochi in cui si può ascoltare una canzone dei Led Zeppelin: la band infatti non accetta mai di vendere la propria musica ai film. 2) Il personaggio di Jack Black nel film dice che il rock 'n' roll è stato ucciso da "a little thing called MTV!" (una piccola cosina chiamata MTV!). Casualmente School of Rock è stato realizzato dalla Paramount Pictures, una sussidiaria di Viacom, compagnia che ha lanciato MTV. 3) Il film è da molti considerato un omaggio agli AC/DC. Per esempio il fatto che la band alla fine si veste con la divisa scolastica ricorda l'immagine dei concerti degli AC/DC. 4) Jack Black inoltre usa una Gibson Sg, la stessa chitarra di Angus Young. 5) Il personaggio di Katie, la ragazzina che suona il basso, potrebbe essere ispirato a Kim Deal, unica presenza femminile e bassista del gruppo rock Pixies 6) Tutte le canzoni e gli album che Dewey cita e dà agli studenti sono vere canzoni e album (per esempio, a Lawrence cita Touch Me dei The Doors e Roundabout degli Yes, a Zack Iron Man dei Black Sabbath, Smoke on the Water dei Deep Purple e Highway to Hell degli AC/DC, a una delle coriste The Great Gig In the Sky dei Pink Floyd). E così via discorrendo. E poi con una colonna sonora di questo calibro volete non andare proprio a vederlo/cercarlo??? Magari tra un pranzo Natalizio ed una sosta in attesa del nuovo Anno un posticino per guardarsi un film lo trovate.
Buona visione
Giamp

martedì 3 novembre 2009

Across the Universe
di Julie Taymor (2007)



Difficile definirlo musical e basta. Opzione più accreditabile: un viaggio. Viaggio alla ricerca del padre che trasforma la vita del giovane Jude (Jim Sturgess). Lo conduce attraverso le emozioni, l’amore libero, i colori, le vicende, la guerra, i movimenti di protesta, la musica , nella cultura sixties americana. Un viaggio anche questa volta alla ricerca di se stessi (almeno per Jude). Julie Taymor, esperta com’è di musical a Broadway si mette alla prova nella cinematografia e coniuga magistralmente le due arti. E poi vuoi mettere un intero film sulle cui immagini corrono i brani dei Beatles (il quale non è un film sui Beatles ma raccontato dai Beatles), eccellentemente riarrangiati da Elliott Goldenthal -marito della Taymor- e dagli interpreti del film? Psichedelia e tematiche pacifiste sono sempre state inoltre, una alleanza preziosa, e lo si riscontra, questo binomio, in moltissime altre pellicole (Hair - Tommy). Film che gira su livelli differenti, quasi fossero più quadri musicali ipersaturi di personalità individuali. L’uso poi di effetti come la saturazione dei colori, il chroma key e di ambientazioni tipiche dei musical, mettono ben a fuoco le storie nel loro progredire temporale, lasciando sempre un collegamento tra passato e presente. Eccellente la sequenza di Strawberry Fields con chiaro riferimento a Fragole e Sangue di Stuart Hagmann. Impreziosito anche da camei di personaggi come Bono e Joe Cocker e Salma Hayek oltre che per le citazioni di personaggi dell’epoca (Sadie Joplin - Jo Jo Hendrix). Anche a chi proprio non nutre simpatia per i Beatles fino in fondo, il consiglio di guardare questo film e lasciarsi trasportare in questo viaggio (musicale e non solo).
"É quello che fai che determina quello che sei!"
"No, zio Ted! È quello che sei che determina quello che fai, ho ragione Jude?"
"Mmm... diciamo che non è importante quello che fai, ma il modo in cui lo fai." »
Buona visione.
Giamp

venerdì 18 settembre 2009

Alla ricerca dell’anima perduta!!!!

... Giamp dixit ...
L’anima, da qualunque punto la si consideri, altro non è che la nostra parte più profonda. Ma se noi siamo soliti vivere a livelli più superficiali la nostra esistenza, potremmo anche ignorarla o dimenticarla. Del resto, anche chi sia ben consapevole della sua esistenza, non può mai dire di averla interamente conosciuta, esplorata, compresa. Pagine si dovrebbero e potrebbero scrivere per tentare di spiegare tutto quanto regola la ricerca dell’anima. Tante altre sono state già scritte nel provare a farlo. Diciamo che per trovarla bisogna attraversare la Terra di Nessuno, vale a dire ciò che sta oltre la dimensione immediata e ben nota all’esistenza; e che al tempo stesso, sta al di qua della dimensione ulteriore, cioè della dimensione vera, quella al di fuori dell’esistenza stessa. Anche nella filmografia tale argomento è stato più volte affrontato. A tal proposito vi consiglio 21 Grammi - il peso dell’anima- con S. Penn, B. Del Toro ( regia Alejandro González Iñárritu ) , ed ancora Dead Man ( regia J. Jarmush ) con J. Depp . Per rendere più semplice il concetto, la Terra di Nessuno si trova fra il nostro io ordinario- quello che ama, odia, che desidera, che teme, che prende che lascia e in cui dimora l’Essere , residenza , quest’ultima, dei falsi desideri e dei falsi timori, delle ingannevoli aspettative e delle paure infondate, popolata dalla folla turbata e solitaria che, ubriacandosi di rumori e azioni cerca la propria nostalgia primitiva. Di primo acchito il titolo e quanto detto sopra potrebbe sembrare strampalato e fuori luogo, ma se non altro una domanda sorge istintiva. Occorre davvero andare alla ricerca di qualcosa che già possediamo? Può una concezione Dualistico-Platonica,( e con essa la cultura giudaico- cristiana da cui proveniamo ed in cui viviamo) , sostenuta poi dal concetto filosofico del cristianesimo, che vede l’anima come qualcosa separato dal corpo e che riceverà un premio per la condotta morale in vita , imporre regole di come vivere la ricerca della propria terra di nessuno, del proprio essere e di seguito della propria anima? Ragionandoci sopra una analisi su questo argomento richiederebbe, come dicevamo, molte, ma molte più pagine e un paradosso emerge. Il paradosso della situazione sta nel fatto che rimanere presso le terre ben note( cioè all’interno di condotte di vita scontate ), vuol dire continuare ad ignorare la nostra stessa anima; mentre porsi all'avventura ( rischiando l’ira della pubblica opinione ), senza alcuna garanzia di successo, significa compiere il movimento decisivo per la reintegrazione di noi stessi. Pertanto, attaccarsi alle proprie timide sicurezze, equivale a perdersi; mettersi a repentaglio, a ritrovarsi. Lo so questo discorso sta prendendo una piega molto intimista, ma mi è sorta nel momento in cui riflettevo su un discorso fatto mangiando una pizza con due splendide persone ed i loro figli in una sera ( fresca e ventosa ) d’estate. Per concludere direi di goderci questo brano dei Wintersleep - Weighty Ghost –il quale lascia ben pochi dubbi sul da farsi, e abbandonarsi nell’ esplorazione della parte più remota di se stessi alla ricerca di un qualche scintillio verso quella terra di nessuno che è luogo di ritrovo per la nostra anima. Chi ha orecchie per intendere intenda…

... Elvira dixit ...
La verità è che finchè saremo prigionieri di qualsiasi tipo di cultura religiosa, la nostra anima non potrà mai emergere, perché sarà imbrigliata dalle convenzioni sociali, e ciò che sarà giusto per il singolo a livello personale, ma non per tutti a livello sociale, dovrà essere perseguito a proprie spese, guadagnandone in felicità per essere riusciti a seguire la propria anima, ma pagandone lo scotto a livello sociale. Non parlo di interessi economici privati, i quali forse oggi come oggi, non suscitano più tanto scalpore, ma mi riferisco a scelte di vita che è facile commentare in una sera d’estate intorno a una pizza. La nostra anima per essere nutrita ha bisogno di spiritualità e io credo che, fermo restando quali siano i propri confini e quelli degli altri per il buon vivere civile, ognuno ha il diritto di cercarla come e dove meglio crede, non necessariamente in una chiesa o in una moschea, arroccandosi su certi principi e lasciando fuori il resto. La vita è una e va vissuta nel rispetto di se stessi e di ciò che la nostra anima ci chiede… VIVERE è difficile!

lunedì 15 giugno 2009

Ho Visto Per Voi presenta:
CONTROL #JOY DIVISION# pt. 3
Anton Corbijn - 2007 - Biopic
(e con le riflessioni sul film Control chiudiamo questo meraviglioso trittico di ricordi sui Joy Division e Jan Curtis tradotti per noi dallo (spremutissimo) Giamp. Grazieeeee!

Ahi quanto mi piace lasciarmi baciare dalle luci del Black&White, specie se a firma Corbijn.
Immagini che donano alle pellicole quel nonsochè di retrò. Non che il nostro avesse già prodotto lungometraggi con questa tecnica, ma avevamo assaporato la sua bravura con i video per alcune band note. Con questa realizzazione ci immergiamo, con una sorta di transfert, negli anni che passano attraverso il Tatcherismo, fino alla paura per un conflitto nucleare. Non si addentra nelle maglie della politica , semplicemente con il suo bianco e nero sgranato ci porta per mano, nella seppure breve vita , a leggere la biografia di J. Curtis leader dei Joy Division.
L’input gli viene dato , oltre che dalla passione mai negata per la band, dal libro di memorie della vedova (Deborah Curtis) “Touching from a distance”. Insomma un atto dovuto, seppure consapevole, che una biografia impone un peso ed una attenzione particolare. Control rimane a mio parere un documento onesto e ben riuscito. Parte da lontano, narrando la vita di J. Curtis, basandosi semplicemente su testimonianze effettive di amici e familiari, ma anche di membri del gruppo. J. Curtis è interpretato magistralmente ( oltre che per la grande somiglianza fisica- una sorta di clone- ) da S. Riley, che come gli altri attori che hanno impersonato i componenti della band, ha imparato a suonare e cantare i brani necessari alla presa diretta della pellicola.
Un operazione che rende molto in termini di continuità delle scene, le quali non perdono in atmosfera; sugellata poi dall’ottima colonna sonora di quegli anni, tra cui spiccano brani di Bowie, Lou reed, Sex Pistols. La storia va oltre le vicende discografiche e coglie l’essenziale della vita o meglio degli ultimi tre anni di J. Curtis, tralasciando polemiche , ambiguità e provocazioni politiche ed il rapporto con il mondo dello spettacolo. Una pellicola in grado di miscelare energia e malinconia, vuoto e sentimenti. Addentrarsi nella vera essenza del mistero di un suicidio non è operazione percorribile senza difficoltà. Bisogna tuffarsi in profondità. Un animo in tumulto non può lasciar intendere nulla e nessuno può pretendere risposte in merito.
Prendere o lasciare. Corbijn ha colpito nel segno ed ha saputo rispettare l’intimità già angosciata di J. Curtis.
Buona visione
Giamp



[Trailer Ufficiale] Control
by Outune

venerdì 29 maggio 2009

Ho Visto Per Voi Presenta
DONNIE DARKO

Dramma-fantascienza-umorismo-horror-fantasy
Un film divenuto cult ancor prima di essere visto in Italia……dato che è arrivato nelle sale tre anni dopo essere stato proiettato in America.
L’entusiasmo che lo ha accompagnato è stato ben ripagato e basterebbe la sola colonna sonora, o meglio, basterebbe il testo della sola Mad World per capire l’intenzione del regista.
Un personaggio- Donnie Darko- quello creato per questo film, alle prese con i suoi incubi, sogni e premonizioni varie. Premonizioni suggeritegli da un coniglio gigante. Donnie è come una cipolla , più lo sfogli e più scopri altri strati che lo caratterizzano e lo collegano alla profondità.
Le citazioni all’interno del film sono varie. In una sorta di Paese delle Meraviglie ma all’incontrario. Si vivono esperienze extrasensoriali ( il Sesto Senso docet ) e fughe verso il futuro ( Ritorno Al Futuro ). Molto deve questo film anche ad una certa filmografia che passa da Stephen King ed arriva a Tim Burton. Importante poi la corrispondenza tra le parole e le immagini sullo schermo tanto da pensare che i brani siano stati scritti appositamente.
E' ovvio che non si tratta di un film qualunque. Resta un film che divide gli spettatori i due schieramenti: gli affascinati e i detrattori seccati. Della serie o lo si ama o lo si odia.
Di certo non un semplice viaggio nel tempo e nemmeno una interpretazione veritiera, di puro stampo fantascientifico. Donnie Darko lo si giudica a pelle e non importa quanto possa rendere in termini di completamento o di spiegabile. La colonna sonora dicevamo è rispettabilissima e troviamo Duran Duran, Tears for Feras, Gary Jules, Echo & the Bunnyman- ma non solo- ( qui il coniglio che predice ci sta proprio bene !!! ). Per finire una nota sugli attori tra cui spicca J. Gyllenhaal ( prima dei Segreti di Brokeback Mountain ), si potrebbe dire che è il personaggio più adatto per una faccia come la sua. Interpretazione eccezionale.
Buona visione
Giamp


venerdì 27 febbraio 2009

INTO THE WILD E. Vedder/ S. Penn
Pensate cosa sarebbero la gran parte dei film visti senza una adeguata colonna sonora, senza dei brani che li rendano ancora più vividi nella vostra mente e che ne mettano in risalto i momenti fondamentali.
Oggi vi racconto proprio di un film in cui i brani sono, non di complemento, ma complici-artefici nel risaltare la bellezza del film stesso.
Punto d’incontro del film: la società in cui viviamo; sempre più a rischio nei suoi valori (denuncia che tra l’altro non arriva solo da questo film).
Il disco di per sé non ha valore assoluto - forse non dovremmo nemmeno archiviarlo tra i lavori singoli a nome Eddie Vedder - ma ascoltato dopo aver visto il film non lascia dubbi sulla genuinità del lavoro fatto dal cantante dei Pearl Jam.
Difficile d’altro canto, disinteressarsi del film per parlare del disco.
Le immagini e i suoni viaggiano parallelamente, scavano nell’anima di ognuno di noi, o almeno nell’anima di coloro i quali hanno, seppure per un istante, hanno pensato di riconquistare la loro libertà originale.
In quanto alla storia descritta … beh un film che si prefigge di descrivere alcuni episodi di vita di una persona (Christopher McCandless) a distanza di tempo dall’accaduto ( storia risalente al 1992 ma raccontata da un romanzo di Jon Krakauken nel 1996 ), deve saper provocare emozioni reali, dato che di un fatto reale si tratta. E qui ragazzi suggestioni ce ne sono a bizzeffe!
Mettiamo che uno di voi decida ad un tratto della sua giovane vita, di mollare tutto e girare per il mondo in cerca della propria libertà (che parolone di questi tempi !!!), in cerca di se stesso e in questo suo girovagare si valorizzi ed arricchisca chi lo incontra.
Mettiamo anche che nel far perdere definitivamente le proprie tracce al cosiddetto mondo civilizzato (capro espiatorio almeno per il personaggio in questione), e nel tentativo di incontrare la natura più selvaggia ci si riscopra solo, provato, spaventato ma felice (in parte dato che scopre quanto la felicità sia bella se condivisa leggendo Tolstoj).
Mettiamo che alla fine ….beh la fine non ve la racconto tanto per stuzzicarvi ad andare a vederlo.
Quello che conta è che, se intendete vederlo, sappiate che le emozioni viaggiano su due piani.
Uno descrive le sensazioni di gioia, rabbia e paura del protagonista. L’altro (quello raccontato da una voce narrante) mette in evidenza la sofferenza di una sorella che non avendo avuto l’occasione di salutare suo fratello prima di partire, descrive cosa succede nella famiglia del protagonista stesso nel momento in cui ….beh anche questo non ve lo anticipo altrimenti che gusto c’è ad andare ad vederlo!!!
La musica invece si fonda su sonorità tanto care a Vedder, chitarre, voce penetrante, strumenti semplici come un organetto , un banjo o un ukulele - tanto quanto il suo cantato, coinvolgente e capace di toccare tutte le tonalità tipiche in grado di passare dalle orecchie alle vene in un batter d’occhio. Scava nella storia musicale americana, canti Sciamanici, Dylan, Young ( Neil ).
Viscerale , ma come viscerale è la storia che ci racconta S. Penn.
Società in cui non ci si riconosce , globalizzazione ma anche dissidi interiori ed aspettative di vita disattese. Società che impazzisce e speranza di vivere felice da solo.
Un disco cantato in fondo con semplicità perché è di questo che il film aveva bisogno. Un film raccontato con colori naturali, brillanti fotografie di un mondo senza macchia, incontaminato (wild sta per selvaggio).
Sean Penn ci ha abituati a momenti di interiorità non conforme negli ultimi lavori.
Di Vedder cosa dire , da sempre promotore di movimenti No Global, da sempre in contrasto con quella società americana, e non solo, priva di valori e fondata sulla ricchezza, sull’arroganza e su quant’altro vi venga in mente per descriverla.
Giamp

“Se quello che hai ti sembra poco e vuoi avere molto di più di quello di cui tu hai bisogno…..Società abbi pietà di me se io non sarò in accordo con te". (Society)