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giovedì 20 gennaio 2011

VILLAGERS - Becoming a Jackal (2010)



Mi è rimasto dell’inchiostro datato 2010 nella penna e si sa è buona consuetudine liberarsi delle cose del vecchio anno prima di attingere a cose da dedicare al nuovo, e si spera, promettente anno. Mi ero impegnato di parlarvene e inevitabilmente lasciarvi l’ascolto più approfondito di questo disco a nome Villagers, aka Conor J. O’ Brien giovane dublinese, patrono del progetto di cui sopra, che da un paio di anni si aggira nei sotterranei indie senza aver suscitato fino ad ora grandi entusiasmi. Poi la svolta, un disco marchiato Domino (che si sa non è certamente avversa ad operazioni del genere) quasi sempre griffa di qualità. Lui, il Villagers, si fa pregio di una matrice compositiva, (non più tanto rara oggigiorno e fatta di cantori e menestrelli come Sufjian Steven, Eugene Mc. Guinness, Andrew Bird, Divine Comedy,Owen Pallet), di provenienza classica- e pensiamo a Dylan,Young, Van Morrison, Drake, Paul Simon, senza dimenticare l’intensità di Elliot Smith, con improvvisi inserimenti pop sinfonici ed evoluzioni spesso tormentate ed inquiete intrise di spleen e profonde al punto giusto. A volerla dire tutta il suo stile, la sua tendenza a giocare con il mood e la sensiblità individuale ci porterebbe a pensare che una qualche traccia in lui la abbiano lasciata anche personaggi come Scott Walker o Robert Wyatt. Il disco in questione, una sorta di viaggio onirico tra monologhi di fantasmi in non luoghi sommersi al margine di paure inconsolabili dove solo i protagonisti sanno vedere ciò che è impenetrabile, è dotato di melodie nitide provviste di indicazioni folk, che spesso si distendono su impalpabili e flessuosi arpeggi di chitarre per poi lasciare il passo ad orchestrazioni educate e garbatamente invadenti. Senza ombra di dubbio un ascolto valido ed appagante. Almeno per il firmatario. Parafrasando un vecchio adagio oserei affiancare il lavoro di O’Brien al lavoro di quei contadini dalle scarpe grosse ed il cervello fino. Le scarpe non saprei, ma il cervello di certo è di gran lunga aguzzo. Buon ascolto.
Giamp



martedì 11 gennaio 2011

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

E’ proprio quando ascolti brani come quelli contenuti nel disco de Le Luci della Centrale Elettrica che ti accorgi che il tuo non è stato un brutto sogno ma la realtà in cui vivi; tangibile, concreta e realistica ora più che mai. Governi che non rispondono al loro vincolo di tutela verso i loro elettori o meno (quella gremita ciurmaglia chiamata “ coglioni”). Decine di Marchionne pagati come 10.000 delle tue vite che non potrai vivere e che quindi mai ti daranno l’affastellamento di ricchezza che loro e solo loro potranno mettere da parte. Redditi crocifissi e poi derisi, i nostri. Redditi inviolabili e benamati, i loro. Sindacati che vergognosamente siedono alla “destra” del padre quasi a volerti rassicurare e che proclamano silenzi eloquenti, ossimori la cui sola funzione è di fatto straniarti, scompaginando le fila. Convergenze parallele…. ma cosa cazzo vorrà dire? Me lo sono sempre chiesto. Linguaggi oramai uniformati, straripanti, che si rincorrono da destra a sinistra. Elenchi di valori buoni a rinfoltire palinsesti oramai sorpassati, medievali. Politicaly correct. ‘Sto paio di……' E tu nel mezzo che continui a non capire un cazzo!!! Corse al ribasso di una falsa morale politica e sociale che mai avremmo voluto conoscere. Ecosistema sociale che implode ridondante come è di sfrenato e bieco cinismo. Petroliere come fossero fiocchi di neve. Superfici aride desertificate, coste abbarbicate al cemento, anidride carbonica buona forse per semplici bevande gassate. Ed è meglio che smetta di delirare per non turbarvi ulteriormente.
Nina (ovvero la pazza per amore):
“Son io desto, o pur deliro?”
Lindoro raccolto delirante dalla folla accorsa in strada a soccorrerlo; (un moderno nda)
Lindoro agonizzante per l’Amore disatteso, prega che la sua amata Patria riprenda la ragione e si ripresenti alla gente guarita così da ricondurla tra le braccia del Padre
.

Ma il delirio è fonte spesso di verità, fantasiosa semmai, ma pur sempre verità. Una corsa quella descritta in questo disco che ripercorre un passato - presente della Patriadenojartri che non lascia dubbi sul livello di incazzatura e di indignazione raggiunto dalle moderne masse.Buon ascolto.
Giamp

Le Petroliere


Per respingerti in mare

giovedì 9 dicembre 2010

HEY MARSEILLES - To Travel & Trunks



Quasi finiva il 2010 e io che ancora non vi parlavo del mio disco dell’anno. Hey Marseilles. Uscito ufficialmente nel 2008 è sbocciato come un bellissimo fiore solo quest’anno. Gira nel mio lettore ormai da questa primavera ma solo oggi ne scrivo. Vero. Perché ogni volta che lo ascolto vengo totalmente rapito, risucchiato, in questo vortice sonoro e immaginario di pianoforti, fisarmoniche, violini, chitarre e parole, di canzoni che sanno (ancora) raccontare di viaggi e che finiscono (per fortuna) per farmi allontanare irrimediabilmente dalla razionalità di una semplice e inutile recensione. Che il viaggio inizi, dunque, con le note iniziali scandite dal pianoforte di Marseilles, che presto lasciano la scena a tutto il resto dell’ensemble strumentale: potrei trovarmi sul porto di Marsiglia o sul set de Il Circo di Fellini, non importa. Tanto basta a convincermi a far scivolare lo zainetto a terra e godermi il resto dello spettacolo. Si comincia così con la prima storia d’amore raccontata in To Travels and Trunks con Matt Bishop che fa scorrere le sue parole sul tappeto finemente cucito dalle armonie della fisarmonica ... Why can't you see/heaven won't wait for us/Salutations and prayers are too laborious/All I want is love eternally/With your heart facing me. Il treno della successiva Cannonballs parte lento con spazzole e violino, e viaggia in crescendo per 6 minuti per giungere in stazione accolti dalla tromba e dal coro del paese... These days are not fast/Times will not last/So they say, but I'm having trouble believing/Try to settle soft in the canopy we've lost/As you dance and sway and kiss with Costa Ricans. I ritmi latini si confondono in Rio e forte nasce la voglia di andare in Brasile con la contrastante e amara verità che invece, il “vero” amore, lo si incontra nella bassa Manhattan ... On the way I will go/Where the days left to breathe/Are not gone, are still long/I am traveling on. Ok, facciamo una piccola pausa. È notte, e ci fermiamo volentieri a bere qualcosa in quel bistrot, da dove proviene il suono di quel pianoforte che ci racconta una storia di città addormentate nella notte dei grattacieli. Fuori comincia anche a piovigginare e quei violini, quel piano e quella tromba così malinconiche mi hanno fatto venire in mente che stanotte dormirò ancora da solo e senza amore. Meglio che la mia fedele chitarra mi faccia compagnia; avrò poco meno di 2 minuti per scrivere e cantare di qualcuno da amare … I am locking down the house/Staring at the wall/All I want to do today is sleep like I once could/If you could give me that/That'd be good. Finalmente è di nuovo giorno e la notte passata mi ha messo di buon umore e caro giorno ti voglio dedicare questa canzone, e per questa volta ho deciso d'infilare il jack nel Marshall e aumenterò i decibel del suono, sono certo che mi servirà per trattenere il mattino … Our lives are lonely enough without destruction/Calm your cares and families/And I will hold the morning for you. I tentativi di trattenere il mattino, però, durano appena i 5 minuti e 15 necessari per farcelo credere, mentre l’imbrunire scende deciso ed è di nuovo tempo per far crescere le emozioni: è così che in 6 sei minuti si compie il miracolo, con pochi e semplici accordi di chitarra acustica dall’inizio alla fine, nel mentre i violini e la batteria sorreggono l’intera narrazione che ci fa conoscere quel piccolo paese della California chiamato Calabasas ... Radio and highway lines/Are all I have to keep the pace/Don't you worry we will find a way/To stretch tomorrow into today.
Con You Will Do for Now sembra quasi il momento di calare il sipario … The December dark will keep me in the room/Soft ashtray eyes will beg to be found/I'm keeping these walls from speaking too soon/Count your love one in the crowd/You will do for now, ma non è così. Ancora un paio di storie di vita e d’amore. From The Terrace è un altro assaggio di perfetta esecuzione folkloristica al di la del tempo e dello spazio ... look away sing for salvation from day to day/reading the manual on slow decay/there's always a chance e per l’ennesima “schitarrata” acustica di Cigarettes ... jesus never smoked cigarettes/god never shot a gun/mary mother never left her love/for the the cold california sun. Beh. È arrivato. È il momento dei saluti. Di spegnere col piede l’ultima sigaretta e di salutare Marsiglia coi titoli di coda che scorrono: Matt Bishop, voce e chitarra; Nick Ward, chitarra e mandolino; Philip Kobernik, piano; Patrick Brannon, tromba e basso; Samuel Anderson, violoncello; Jacob Anderson, viola; Colin Richey, batteria. A loro vanno gli applausi e le strette di mano per i complimenti di rito, giacché autori di questo magnifico spettacolo. Au revoir mes amis. È tempo di riprendere lo zainetto e rimettermi in marcia. I sogni stanno per spegnersi.  Sweet dreams are made of this...

martedì 30 novembre 2010

SUMMER FICTION - ST - [2010]



In questi giorni fa molto freddo al nord e piove al sud. Io che rientro tra gli abitanti bagnati della penisola, ho scovato ad hoc questo piacevolissimo album d'esordio scritto e cantato dai Summer Fiction, il cui nome (finzione estiva) è l'esatta rappresentazione del mood presente nelle canzoni. Anche se può sembrare azzardato affermarlo, trovo il loro primo album solare, nel senso che scalda i cuori o quale ideale compagnìa di quei momenti in cui ci si trastulla nei ricordi, mentre si rimani immobili dietro ai vetri della finestra ad ammirare la pioggia che cade incessante, con le mani infilate nelle tasche posteriori dei jeans. Delizioso retro-pop come i maestri Belle & Sebastian hanno insegnato a fare. Tutto l'album lo ascoltate tra queste "mura" o su questo sito, dal quale è possibilie scaricare anche il singolo Chandelier, oggetto del video, anch'esso molto carino. Buon ascolto.



lunedì 29 novembre 2010

IMPRESSIONI DI FINE NOVEMBRE

       

Di cosa parlarvi in questo periodo piovoso di un novembre quanto mai autunnale? Sarei tentato di promuovere un analisi con tanto di sondaggio di opinione, ma temo che ciò possa essere suggestionabile così come la gran parte delle volte avviene, ad esempio, con i sondaggi politici. E poi il campione a mia disposizione non è gente che se la beve con facilità. Avrei potuto anche proporvi gli ascolti e chiedervi di contrassegnare con una croce la vostra preferita in modo da stilare una classifica.Ma non ho molto da mettere in palio per il vincitore. Allora cosa fare? Dirvi, raccontavi quattro chiacchiere sugli ascolti del periodo senza aspettative, senza intenzione di coinvolgervi in un parere, solo e semplicemente la voglia di divulgare quanto è giunto sul mio piatto ( lettore mp3). Questo e nient’altro mi rimane da fare. Il tempo è denaro, dovrò concentrare, focalizzare l’attenzione su qualcosa che scateni un dibattito. Non vi parlo tra l’altro di gente nuova; un po’ di veterani. Neil Young, Bruce Springsteen, Robert Plant, Sting, Brian Ferry, Stan Ridgway e seppure non sia un veterano nella accezione pura del termine, Tim Robbins (che nella musica non si è mai cimentato). Ora, gli ascolti in questo periodo procedono davvero a singhiozzo, pertanto quello che dico non prendetelo come assoluto. E poi si sa con troppa carne al fuoco si rischia di soffrire di pesantezza di stomaco e non restare soddisfatti dalle portate offerte ai commensali. Neil Young sfodera la sua Gibson e si affianca al guru della sperimentazione, tale Brian Eno, e l’accoppiata ci regala un disco dalle sonorità rarefatte, eteree, vellutate tanto quanto la voce dello stesso Young. Nulla di nuovo sul fronte ma pur sempre un bell'ascolto da concedersi in una serata autunnale sorseggiando vino novello e mangiando castagne. Di seguito non per particolare soddisfazione ma per approdo casuale alla banchina dei miei ascolti, Tim Robbins (accompagnato). Premesso che non trovo la sua, una voce particolare da incorniciare, ma le ambientazioni che ci traghettano verso Springsteen e Tom Waits e a vederla lunga verso il Lanegan più sofferto e intimista, mi hanno diciamo stuzzicato ricordi e visioni tanto gradevoli. Robert Plant non ha bisogno di presentazioni, e quando si cimenta nel campo a lui più congeniale riesce se non altro a non farti addormentare. Buona band, ottime rivisitazioni di brani sempre in bilico tra folk, blues e musica celtica. La voce non delude. Sting invece se devo dirla tutta, proprio non lo digerisco. E si che sono stato un fan sfegatato dei Police, ma più per la passione per la batteria e di conseguenza per Copeland che per altro. Lui, il maratoneta della trombata tantrica, mi annoia,con queste rivisitazioni tendenzialmente troppo radical chic, da alto borgo Già non mi è piaciuto con i barocchismi di Songs from the Labyrinth. Credo in sostanza che Roxanne non avesse bisogno di arrangiamenti unplugged e tantomeno sinfonici. Era ed è bella nuda e cruda così come l’abbiamo conosciuta. Per non parlare degli altri brani. Springsteen invece apre un capitolo a parte. Non avevamo dubbi sul fatto che i fondi/rimasugli di un disco ultra quotato come Darkness On the Edge of Town fossero in grado di entusiasmare. I sue ultimi due dischi non si sono sedimentati affatto nel mio cervello e men che meno nell’anima. Sono rimasto a Nebraska o al massimo a The Ghost of Tom Joad i miei ricordi sulle sue potenzialità di un talentuoso come il boss. Brian Ferry. Mumble mumble, questo nome non mi è nuovo!!?? Ricordo Avalon. Un bellissimo periodo della mia vita. Trascorrevo le serate con un amico (ciao Lino) in radio e quel disco lo abbiamo divorato. Olympia mi lascia lo stesso sapore. Pensavo a dire il vero che non avremmo più ascoltato un disco del vecchio Dandy, con canzoni nuove e accattivanti così come solo lui ha saputo fare. L’immagine di copertina (Kate Moss) poi la dice lunga sulla possibilità che si sia arreso al tempo. Buon (pluri) ascolto.
Giamp



lunedì 8 novembre 2010

ARCADE FIRE - The Suburbs



Quante cose accadono in un intervallo di tempo che va dal giugno al novembre!!! Parecchie, oserei dire una quantità esorbitante. Ascolti musicali più distesi, rappacificamento con se stessi, riordino forma mentis, riassetto lavorativo, management dell’imprevedibilità quotidiana, persino questioni giudiziarie e così via discorrendo. Ovviamente in questo tempo non vi ho completamente abbandonato. Ho seguito le Vs. evoluzioni giornaliere, alcuni dibattiti, le considerazioni talvolta esagerate. Uno sguardo qua e là , un commento tra me e me a voce bassa, un sorriso per i toni polemici a volte pleonastici. Raccontare di questo periodo costerebbe parecchio in termini di tempo, e il tempo si sa è danaro e fugge spietato. Ma ancor di più costerebbe leggere da parte di chi segue queste pagine. Per cui non cincischiamo e senza eccessivo “outing” che rischia di assillarvi, partiamo. Now I’m Ready to start. Si proprio con il refrain di una delle canzoni tratte dall’ultimo disco degli Arcade Fire – The Suburbs - pluriosannato dalla critica (un po’ meno dai soliti detrattori), voglio ri-presentarmi dopo una lunga pausa a voi. Trovo che il disco di cui sopra, in questo lasso di tempo sia stata una delle cose più deliziose che io abbia potuto ascoltare. Win Butler e soci non hanno disatteso le mie aspettative, le hanno semmai fortificate regalandomi una band capace di portarmi in giro non solo in paesaggi fiabeschi alla Funeral o al pascolo in “opere” vicine al dissenso socio-politico gridato in Neon Bible ma nella realtà in cui viviamo fatta di bambini, di ricordi, di indugi, di amicizie disattese, di vampiri assetati di danaro, della tua intramontabile voglia di giovinezza, di landscape metropolitani e non; In the suburbs I, I learned to drive / And you told me we’d never survive / Grab your mother’s keys we’re leaving”. La nota più sconcertante è che ti accorgi, ascoltando certi lavori, di quanto semplice, scontata e circostante sia la realtà. Di come sia più facile recuperare la propria essenza quando di fronte hai te stesso e con te stesso non scherzi, non giochi a nascondino. Semmai non hai un'idea precisa di quando comincerai ad essere te stesso. “When I’m by myself / I can be myself / And my life is coming / But I don’t know when”. Scopri poi in questa esplorazione musicale la bellezza di alcuni paesaggi destinati a scomparire. “Pray to God I won’t live to see / The death of everything that’s wild”. Beh c’è di che divertirsi in questo disco e lo si vede da come i Nostri spaziano con citazioni musicali di tutto rispetto: Joy division, Pixies, Wilco, U2, Owen Pallet (che per altro ha realizzato gli arrangiamenti di Rococo) sprazzi da synth band e roboanti chitarre punk. Persino lo scettro del canto lasciato nelle mani di Regine (moglie e polistrumentista) Ma soprattutto non fanno a botte con il loro passato e non nascondono la musica per cui li abbiamo apprezzati, deliziandoci con brani come Ready to Start, Deep Blue, I Used to Wait in perfetto stile ArcadeFiriano, Intensità liquefatta, che passa dallo stato solido a quello gassoso in men che non si dica. Brani di dura critica al convulso modo di condurre la vita. Ora tolte le premesse, tolti i motivi del silenzio, tolte le critiche, le attese, i detrattori gratuiti, io questo disco me lo sono "moltissimamente e infinitamente goduto” nel mio lettore, nella bluesmobile e in ogni luogo esternabile in questa sede ufficiale. “A chi non ci fosse piaciuto io non lo sputo sennò lo approfumo” !!!! Simpaticamente…..
Giamp Giamp Giamp Giamp Giamp Giamp



lunedì 25 ottobre 2010

THE LODGER - Flashbacks



Il titolo della playlist che posto ogni mese "Quello che le radio non dicono" inizialmente includeva anche l'aggettivo "commerciali", proprio per rimarcare quanto poche siano le attenzioni rivolte da codeste radio ad una scena indipendente, che, sebbene, come scrissi a suo tempo, ha per più della metà dei casi, cose inutili da far ascoltare, in tanti altri casi, riesce a tirar fuori dei gioiellini, che ahiloro, rimangono a uso e consumo di chi li fa e di altre poche fortunate genti che ne vengono a conoscenza.
(-: ci tengo a precisare che da questa lunga premessa resta fuori la mezz'ora quotidiana che si ascolta piacevolmente su radio cristal a cura del grande dj JohnnySmokeyRoosters :-)
E' il caso anche dei The Lodger. Terzo album, Flashbacks, e trenta minuti di sano pop e in particolare con questa canzone, Have a Little Faith in People che ti entra in testa al secondo ascolto e te la metti nella playlist di quando-ti-fai-la-barba-la-mattina. Finito l'ascolto capisci quanto fertili siano stati i semi piantati dai James e dagli Housemartins nel corso della loro carriera e capisci anche, che restarai uno dei cento pirla ad averli conosciuti e che difficilmente ascolterai altrove. Buon per noi. Un po' di sano indie snob!

giovedì 23 settembre 2010

BREATHE OWL BREATHE - Magic Central


Tanto è inutile girarci intorno. Quest'anno la playlist di fine anno sarà invasa dal nuovo folk. Inflazione o meno (caro pilota della teiera volante) non passa mese che non scopra una nuova uscita del detto genere. Non tutte riuscite, ovvio, (tanto per fare l'indie snob) ma alcune davvero all'altezza di (ri)portare in auge un genere, che aspetto smentite, sembra aver tratto nuova linfa dalle gelide terre canadesi degli ultimi anni. Ed al primo ascolto dei BREATHE OWL BREATHE mi son detto "eccone un'altra". E invece, questi bravi tre ragazzuoli, Micah Middaugh, Andrea Moreno-Beals, e Trevor Hobbs, non provengono dal Canada ma bensì, dal Michighan ... cioè a due passi dal Canada. Vabbé. Pura coincidenza credo. E' vero, di folk si tratta, anzi di indie-folk, ma a modo loro (qua e la deliziosi coretti femminili, una pianola, il banjo, una chitarrina e la voce sommessa del cantante), sono riusciti ad imbastire delle trame così intriganti che a volte ti lasciano senza fiato (e questo non è indie-snob ma la magnifica sensazione che ho provato sulla mia pelle). Un folk molto personale, lento e mai pesante (se vogliamo trovare un gruppo di riferimento, direi i Fleet Foxes, ma giusto come atmosfere e ai quali comunque li preferisco), che ammalia per tutta la durata del disco e che tocca i vertici in Parrots in the Tropical Trees e l'iniziale Own Stunts (non lasciatevi ingannare dal primo minuto del video). Magic Central, dunque, vola leggero come una piuma spinta dal vento e che ti accompagna in un'ideale passeggiata autunnale, quando, terminata l'incessante pioggerellina, il sole decide di farsi vedere tra le nuvole rendendo più adorabile il ritorno a casa.




giovedì 2 settembre 2010

OVAL - O


L'elettronica per me me ha lo stesso effetto del gessetto strisciato sulla lavagna, salvo sporadiche eccezioni, quando ad esempio viene geneticamente modificata o trattata con tutt'altro genere musicale (fino a Beck ce la faccio insomma).  Oggi vi voglio segnalare i germanici Oval ... (eh eh eh sta cosa mi fa troppo ridere scusate). In pratica il 7 settembre esce il loro nuovo album, anzi meglio chiamarla fatica, visto danno alle stampe un lavoro mastodontico di un doppio cd con 70canzoni70 a comporlo. Il titolo dell'album è O ed è stato preceduto qualche mese fa dall'Ep chiamato Oh  ?!?!?!?!?. Non solo. Il titolo della canzone del video postato è Ah! e tutti gli altri 79 titoli (che potete scorrere QUI') hanno subìto, più o meno, la stessa sorte. Si va da Ehi a Grrr, passando per Shhh e l'immancabile title track Oh! C'è di che godere insomma. Pare che l'Ep precedente sia stato tirato in mille copie e pre-venduto in un baleno (che stomaco sti teutonici!). Nello stesso periodo inoltre, per non lasciare i propri fans nell'estenuante attesa dell'uscita del discodoppio, hanno creato e messo a disposizione, on line, un po' di suonerie per cellulari che potete scaricare anche voi cliccando QUI'. Intanto guardatevi pure il video e ditemi se non sembra uscito da uno sketch di Aldo Giovanni e Giacomo. Buon ascolto (?).

martedì 27 luglio 2010

STORNOWAY
Beachcombers Windowstill

Adesso il rischio è quello della nausea da indigestione folk, pop e/o rock che sia. Qualche sera fa io e il mio amico Giamp, eravamo seduti, intenti a guardare il teatrino delle marionette con tutta la combriccola familiare al seguito. E si faceva questa riflessione dopo esserci confermati a vicenda quanto, questo ritorno del genere folk, stia dando le cose migliori del 2010 e quanto, il sovradosaggio dello stesso, possa alla lunga risultare nocivo. Quando si tratta poi, di nuove uscite dalla terra di Albione ... APRITI CIELO!! ... eccovi serviti la next big thing del giorno. Grande battage pubblicitario anche per questi oxfordiani Stornoway ai quali sono piovuti unanimi consensi da qualsivoglia rivista musicale inglese. Però devo dire che stavolta è davvero molto bello questo esordio. A me ricordano molto i Belle & Sebastian con la voce del cantante Brian Briggs tendente al dramma causa 'heartache'. Canzoni preferite le iniziali Zorbing e I Saw You Blink (che sotto trovate rinchiuse nei loro relativi e orrendi video), The Coldharbour Road e Here Comes the Blackout...! L'intero album è ancora disponibile per qualche giorno per l'ascolto in streaming sul sito Spinner.com. Al prossimo album folk.



giovedì 22 luglio 2010

PEOPLE EATING PEOPLE - [ST]
Donna sì du du du ... ma alquanto cannibale


Un'altra segnalazione a proposito di belle novità in arrivo. Trattasi della signorina Nouela Johnston in arte People Eating People. Dopo lo scioglimento della sua band chiamata Mon Frere (does anybody know them?) ha tenuto "compagnia" un pacco di band con il suo pianoforte. Poi è tornata a Seattle e ha inciso questo bel dischetto omonimo d'esordio che si avvale di strumentisti-turnisti (precariato all over the world). Tra Tori Amos ed echi di Edie Brickell, l'album, che potete ascoltare in streaming sul MYSPACE della Johnston, scivola via piacevolmente con un paio di canzoni sopra la media: Rain, Rain (sotto il video) e Darling. L'attendiamo sulla lunga distanza, ma i presupposti per continuare a fare bene ci sono tutti.

giovedì 15 luglio 2010

Ed Harcourt, I Am Kloot, The Villagers
L'ultima tentazione di Giamp
Non ce la faccio proprio. Mi ero ri-promesso di non scrivere altro fino al mio rientro dalle vacanze ma mi sono piombati lì sul tavolo gli ascolti di tre dischi last minute. Prendere o lasciare, e la tentazione è stata forte.
Allora ho pensato: “Tempo per ascoltarli non ne ho, figurarsi elaborare un pensiero critico su ognuno di essi”. Quindi rifacendomi agli insegnamenti ricevuti dall’ultimo corso di aggiornamento a cui ho partecipato, insegnamenti che dicono che ora agli allievi/ studenti non bisogna più impartire lezioni frontali ma far scattare in loro la coscienza di ciò che si fa e di ciò che giace dentro come conoscenza, mi son per l’ennesima volta detto:” perché non lasciare questo compito ai cari amici che seguono questo Blog”? Non che vi consideri studenti o allievi, ma con le vostre conoscenze potreste arricchirmi e ascoltare i dischi sarà un piacere ma anche una possibilità di confronto. Ecco è il confronto quello che bisogna stimolare, critico e non pregiudizievole. Io la mia preferenza non ve la dico, magari ne riparliamo dopo, quando esco dall’acqua e mentre sorseggio un buon bicchiere di birra ….Vabbè i tempi per un sermone/torrone letterario sono scaduti, godiamoci l’ascolto di Ed Harcourt con il suo Lustre , di lui potremmo aprire una pagina e discutere del perché un talentuoso non abbia mai spiccato il volo, I Am Kloot in uscita il 5 p.v. con Sky at Night che vede la collaborazione degli Elbow in produzione - sani come un pesce oserei dire e The Villagers con il suo incantevole, fiabesco Becoming a Jackal di cui seguirà qualcosa di più concreto a breve. (ops mi son lasciato sfuggire che…. ).
Ci risentiamo! Splash…….glooo glooo glooo!!!!!
Giamp

[in basso video dei The Villagers, I am Kloot e streaming dell'intero album di Harcourt]





martedì 13 luglio 2010

JOHNNY FLYNN - Been Listening


<< Nato in Sudafrica, Flynn scoprì giovanissimo le Vuvuzela e ne divenne grande suonatore. Trasferitosi in Inghilterra per esportare la sua arte ebbe una visione di quello che avrebbe significato essere suonatore di Vuvuzela nel 2010 e i relativi rischi di essere lapidato on the road>>. Queste le poche notizie trovate su bullshitsmusic.com a proposito di Flynn, che in realtà (sebbene nato in Sudafrica per poi spostarsi in terra d'Albione) è un personaggio di multiforme ingegno, avendo attraversato la vita di poeta e attore, Shakespeare e Yeats, per poi approdare nel porto della musica alternativa. Ottimo polistrumentista, si è avvalso, in questo caso, di una band al completo, rispetto al suo esordio, essendo questo, il suo secondo album. In Been Listening, che quì potete ascolare in 5 delle 11 canzoni dell'album, Flynn declama il folk (ri)visitandolo a modo suo, non stravolgendolo ma svisandolo con riccioli di trombe dal sapore calypso (l'iniziale Kentucky Pill, Churlish May) e unendo, più in generale, la tradizione dei maestri del genere con il folk alternativo dei nostri giorni che della scena indipendente in generale, pare stia dando i frutti migliori. Non manca la costante presenza di Neil Young (la sblueasata e meravigliosa Been Listening su tutte) un bel duetto in The Water con Laura Marling (notevole anche la versione alternativa della canzone a chiosa dell'album), per la quale potrebbe invaghirsi uno come Tweedy; una Barnacled Warship rubata al Mellencamp di The Lonesome Jubilee e  ancora Howl e qua e la omaggi a Vic Chesnutt. In questo giorni è in tour con i Mumford & Sons, altro segnale inequivocabile del nuovo rinascimento cantutoriale di questo secolo. Non lasciatevi ingannare dalla copertina autunnale. Disco che merita di essere pompato a dovere anche al mare. Raccomandato.

mercoledì 7 luglio 2010

DIRTY PROJECTORS & BJORK - Mount Wittenberg Orca

Io ho detto sì, Lei ha detto sì, Noi abbiamo detto sì. Il primo, David Longstreth dei Dirty Projectors aveva accettato la proposta di una delle menti di Sterogum di cantare per beneficenza in una libreria di New York; la seconda a ricevere la richiesta e ad accettare, invece, è stata Bjork. "You are great, David" ... "You're great too Bjork"! "I guess i'd really love to write a bunch of new songs for us to sing together" (i complimenti li ho aggiounti io, la dichiarazione è di Longstreth). Figurarsi se si facevano scappare l'occasione di collaborare insieme. Nemmeno a farlo apposta, nei giorni seguenti all'episodio, accade che una delle coriste della band dei progettisti, costeggiando l'oceano a nord di San Francisco, lungo il monte Wittenberg, nota una piccola famiglia di balene che le fa scattare la molla. Inizia così a scriverci sopra qualche bozza di canzone per poi spedirle alla piccola islandesina. Da qui, la fitta collaborazione che sfocia nell'ultimazione di questo mini album di 7 canzoni, rappresentato prima a New York l'8 maggio del 2009 e solo di recente registrato in studio, al termine della lunghissima tournèe dei Dirty Projectors. Altre notizie le trovate QUI' che è il sito ufficiale del progetto benefico e dove si può acquistare, donando minimo 7 dollari, l'album in formato mp3. Musicalmente, non lo trovo granchè riuscito. Bjork si sente poco e in alcuni tratti pare di ascoltare i Manhattan Transfer per l'eccessiva presenza coristica. Ve lo volevo segnalare, ve l'ho segnalato. Just for f(u)ans.

Sharing Orb


On And Ever Onward

martedì 6 luglio 2010

D E V O
Q: We Are DEVO? A: No, We Are Mutants!!
A molti nel parlare dei DEVO viene in mente la cover destrutturata (ma mai quanto quella proposta dai Residents - obbrobrio ndr.) di I Can’t Get No Satisfaction. Così come viene in mente quel buffo cappello in plastica (praticamente un vaso da fiori al contrario) o i colori appariscenti dei loro abiti anch’essi plastificati. D’altro canto la città da cui vengono non poteva sottrarli da quel modo di essere, diciamo, plastificati. Loro poi ci hanno cucito sopra il loro universo che viaggia al contrario ed è nota a tutti la storia che siano stati i Rolling Stones a coverizzare un loro brano, e così via. Erano gli anni dei Kiss, dei Rockets e in Italia, ahi noi, dei Cugini di Campagna con i loro zatteroni gonfiabili e parrucche. I Cugini resistono ancora al logorio del tempo, immacolati e con le loro voci candide da fare un baffo ad Antony and the Johnsons. A tal proposito ricordo che ca. 15 anni fa appena giunto in Trentino (una sorta di terra di Moldor) qualcuno mi disse: Ah Giampaolo dato che ti piace la musica sai che a Rovereto abita il cantante dei Cugini di Campagna? Stavo già pensando all’epoca a come espatriare!!! Per fortuna ci ha pensato dopo il cantante ad andare via. Ma tornando ai DEVO, a me no, a me invece viene in mente la canzone Mongoloid che io ho imparato a menadito ad eseguire con la chitarra elettrica distorta al massimo e cantando in un imbuto creando così una mia personale cover (occhio per occhio, dente per dente, eh eh eh ). Il brano mi collega come sempre a spazi lavorativi e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i Down a riguardo. Intendo dire sapere di essere stati oggetto per una canzone da parte di una nota band il cui testo dice tutto a riguardo.
E poi in quanto a longevità anche loro non temono nemmeno il peso degli anni. Ed è di non molto tempo fa la notizia che il creatore dei Simpson, Matt Groening, voglia riprendere la serie TV interrotta nel 2003 “ Futurama “– che vedeva impegnati in un episodio i DEVO come eroi della lotta per i diritti dei Mutanti -essendo stati loro mutati nel corso degli anni. Peraltro già presenti in altre serie animate come i Simpson (dove si vedono in un poster) ed anche nei Griffin. Ma questa storia delle apparizioni in serie cartoon americane ha già reso onore a tanti altri:  U2, Beck, Coolio, Snoop Dog e così via. Insomma di questo si parlava ma anche del fatto che ritornano dopo circa 20 anni con un nuovo album in studio dal titolo Something for Everybody, e un lavoro che vedrà impegnati i nostri ad una collaborazione con Santigold. Questo alimenta i nostri dubbi su quanto siano reali i DEVO o magari mutanti di se stessi.
Giamp



lunedì 5 luglio 2010

SEASICK STEVE  - Man From Another Time
[2009]
 
E' proprio quando ascolti gruppi come Black Keys, Soledad Brothers, Radio Moskow che ti viene in mente un personaggio come Seasick Steve (strano nome che si è dato - Steve Mal di Mare -). Capisci quanto sudore, dolore si nasconde in quelle note semplici che sono il blues. Lui ha di sicuro sofferto, in giro per il mondo sulle strade all'età di 13 anni incontrando personaggi di ogni sorta. La sua faccia d'altro canto emana segni di un vissuto devastante. Per cui se tanto mi da tanto quale genere più adatto del blues per raccontare le sue storie ??? Un modo di esporre ciò che ha vissuto, incontrato. Il suo modo di articolare il realismo attraverso la crudeltà del blues. La voce di un uomo sofferto che spazia oltre i confini del tempo, che sia realmente un uomo di un altro tempo o un perenne innamorato? Ed è questo in definitiva quello che ci si aspetta da uno con la sua stoffa. Buon ascolto.
Giamp
 


martedì 29 giugno 2010

PERNICE BROTHERS - Goodbye, Killer

La prima volta che ho ascoltato questa canzone ero convinto che fosse dei Go Betweens. Smentito, son corso ad ascoltare tutto l'album con la paura di rimanerne deluso. E invece ne sono rimasto entusiasta! Uno dei migliori ascoltati in questo 2010. Non lasciatevi ingannare dalle recensioni troppo tecniche e prive di anima. E' solo ottima musica. Raccomandato!

Pernice Brothers - Jacqueline Susann
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

[ L'amico CheRotto ci da una mano, nel tentativo di scoprire, nel frastagliato universo della musica indipendente italiana, quelle che possono essere le proposte più interessanti di band e cantautori, che stanno cercando con le unghia e con i denti di venire fuori alla ricerca di consensi. Oggi i BSBE. ]

 Già dal nome, soprattutto la parte finale, si può capire quali possono essere le influenze e quello che vogliono fare ascoltare i due dei Bud Spencer Blues Explosion per cui ci sarebbe anche poco da dire se non che potrebbero essere i soliti cloni dei loro quasi pari nome all'italiana, invece meritano un applauso, anche se non del tutto fragoroso, per il loro secondo album BSBE uscito dopo l'onda della loro esibizione in piazza San Giovanni a Roma durante il concerto del primo maggio 2009... il duo romano chitarra e batteria ha dimostrato in 12 brani di aver ben imparato varie lezioni, soprattutto quelle sul blues, caricandole dell'explosion giusta del nome ... a parte qualche pseudo ballata un po' così i ragazzi picchiano e picchiano bene ... sentire per esempio la cover di Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers ... grazie ai tenutari di questo blog per lo spazio concesso ... buon ascolto.