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martedì 26 giugno 2012

Impressioni olimpiche (featuring Yellow Ostrich & Plants and Animals)

Sia che si tratti di lavoro o per fare una visita specialistica per i garganici (noi  viestani in particolare che ci troviamo all’estrema punta) abbiamo bisogno di almeno un’ora di strada, per raggiungere la destinazione. Sì, certo, il panorama naturalistico di cui si gode durante il tragitto, soprattutto dei 40 km di curve che si percorrono per raggiungere la retta strada, ha pochi eguali in Italia (sono stato anche in Sardegna e ve lo garantisco), ma quando lo devi fare per necessità e per più volte durante la settimana, della bella cartolina, appena illustrata, rimane ben poco. L’unico sollievo, come sempre, arriva dalla musica e dalla possibilità di ascoltare con molta più calma le novità, nella loro continuità. Il mese scorso, nell’andirivieni da e per l’ospedale di San Giovanni Rotondo, dove il piccolo Lorenzo ha subito un intervento [a proposito di chirurgia, se la cosa può interessarvi, c’era un poster che parlava dei recenti e ottimi risultati che il paziente ottiene (soprattutto in termini di convenienza economica), se invece di usare quotidianamente pannolini, acquista uno sfintere artificiale che costa circa 14.000,00 euro], ho avuto il tempo di riascoltare ancora una volta i 2 album che ormai fanno da colonna sonora ai miei viaggi recenti, ovvero The End of That di Plants & Animals, un bel revival anni ’70 (Stones ed esordio di Richards da solista compreso) e l’esordio de Yellow Ostrich, Strange Land, che non sono riuscito a capire ancora se mi piace oppure no (come quando mangi una pietanza o bevi un vino di cui non riesci a catturare perfettamente il sapore o il retrogusto, e continui, continui, fino a che, capito oppure no, ti sei ingozzato, ergo ubriacato). C’è però, una canzone in questo album, Marathon Runner, che è diventata presto una mia fissazione, sia per la musicalità del brano, che per la strana associazione mentale che ho fatto da subito con il nome della band, ovvero quella di un maratoneta che corre le olimpiadi in un’ostrica gialla. Avuto il pretesto, sterzo bruscamente per andare a parlare della manifestazione dai 5 cerchi, che adoro, così come l’epicità delle gesta, dei record e i momenti di gloria degli atleti, protagonisti (a volte eroi) per pochi giorni. Milioni di atleti di ogni genere sportivo che provano a coronare il loro sogno di una medaglia olimpica, dopo quattro anni di durissimo e anonimo allenamento; e mi riferisco ovviamente (tranne le ovvie eccezioni) a quelle discipline che stanno lontano migliaia di chilometri dai contratti milionari dei professionisti: l’atletica leggera e quella che fu la leggenda Carl Lewis, anche se il mio preferito era Edwin Moses: saltava quegli ostacoli con una classe e una leggerezza al limite dell’effetto red bull: sublime, e i nostri Cova nei 10.000, Sara Simeoni nel salto in alto, la lotta greco/romana con Vincenzo Maenza, il pugilato (Patrizio Oliva, Damiani) il penta/decathlon (mi ricordo di un grandissimo Masala di qualche edizione fa), il tiro al piattello, il nuoto e la scherma, ovvero la nostra riserva di medaglie (adoro soprattutto le finali a squadra, tanto quanto odio la decisiva stoccata finale simultanea, che non ti fa capire subito chi ha vinto), la gara dei tuffi dal trampolino o piattaforma, che quando li vedi in diretta sembrano essere tutti perfetti, mentre alla moviola ne apprezzi anche le brutture, con le “stramaledette”, fortissime cinesi, così perfette che sembrano uscite dal circo di stato cinese. Inarrivabili. E il canottaggio con l’epopea Galeazzi/F.lli Abbagnale?.... con tutto il resta della RAI e il televideo che negli anni in cui la competizione va nei continenti lontano dall’Europa, diventano un fedele alleato per tenersi aggiornati. Tutto questo si rivedrà quest'anno in quel di Londra, con la Nostra portabandiera Valentina Vezzali a tentare di centrare il record id medaglie vinte da un italiano.
   Tornando per un istante alla musica e alla visione del maratoneta che corre nell’ostrica gialla vi confesso che in verità, nel testo, c’è ben poco di olimpico, poiché Marathon Runner parla dei sogni adolescenziali e delle relative disillusioni adulte (alzi la mano chi è sfuggito al cliché).  
Per un totale di: un po' di tutto, un po' di niente. Sotto trovate un paio d'estratti dagli album menzionati. Buon ascolto, buone visioni....
Quando avevo 17 anni dissi ad un mia amica di rinunciare ai suoi sogni. Lei mi odiò ma io sapevo che i sogni erano il meglio di noi e per il resto di noi e non volevo condividerli con nessuno … Sono un maratoneta, le mie gambe sono doloranti, sono ansioso di capire per cosa sto correndo … corro fino a quando non saprò a cosa sto credendo…











venerdì 13 aprile 2012

I Am Mine: per tramite di Franco Battiato

Franco BattiatoRamana Maharshi – 30 dicembre 1879-14 aprile 1950. Non teneva conferenze, lui era un insegnamento vivente. E’ stato uno dei saggi più celebrati in India. Da “L’insegnamento di Sri Ramana Maharshi” Edizioni Vidyananda 1) Chi sono io? Io non sono il corpo grossolano, composto dai sette umori. Io non sono i cinque organi di senso, vale a dire udito, tatto, vista, gusto e odorato, che comprendono i loro rispettivi oggetti, cioè suono, tatto, colore, sapore e odore. Io non sono i cinque organi di senso cognitivi, cioè gli organi della parola, del movimento, della presa, dell’escrezione e della procreazione, che svolgono le rispettive funzioni di parlare, muoversi, afferrare, eliminare e provare piacere. Io non sono i cinque soffi vitali, prana, ecc., che esercitano rispettivamente le cinque funzioni di inspirare ecc. Io non sono neppure la mente che pensa. Io non sono neanche la nescienza, che comprende solo le impressioni residue degli oggetti e nella quale non vi sono oggetti né funzioni. 2) Se non sono nessuno di questi, allora chi sono io? Dopo aver negato tutte le cose menzionate sopra dicendo “non questo”, “non quello”, la Consapevolezza che sola rimane-quella. Io sono.

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Leggere questo brano del saggio indiano Ramana Maharshi tratto da un suo libro “L’insegnamento di Sri Ramana Maharshi” che Battiato ha riportato su “il fatto quotidiano” , oltre all’avermi dato il La per questo post, è riuscito a strapparmi un sorriso nostalgico, appena accennato. Questo, accade oggi. Ma vi assicuro che se ai tempi delle superiori Battiato avesse tirato su una setta, avrebbe trovato 2 seguaci sicuri tra gli alunni della sezione B dell’ITC “Giuliani”: io e il mio amico Max. Scoperto con “La Voce del Padrone” , (insieme ad un altro milione di italiani che ne acquistò il disco; se non erro è stato il primo e forse unico vinile che in Italia ha superato quella soglia di vendite) andammo, però, subito oltre la semplicità della musica e facendoci catturare, oltremodo, dai testi delle sue canzoni. La lettura di tutte quelle frasi, così belle, profonde, a volte misteriose e piene di riferimenti di personaggi mai sentiti prima furono per noi una rivelazione e un punto fermo, nonché una fonte di curiosità e di continua ricerca di conoscenza, che ci hanno accompagnato fino alla maturità.  Nacque così, in maniera del tutto immediata e spontanea la voglia di andare a ripescare e apprezzare gli album precedenti, due su tutti Patriots e L’era del Cinghiale Bianco. Riflettendo a posteriori mi sono fatto persuaso (mi piace Montalbano, lo ammetto) che in quegli anni, i testi e la musica di Bennato (altro Monumento dedicato) hanno rappresentato la parte più sognatrice e rock della nostra adolescenza studentesca, mentre Battiato fu il nostro lato musicalmente più pop e religiosamente più trascendentale, che sembrava potesse darci in qualche modo, delle Risposte a Quelle Domande più alte che ci ponevamo e che la tiritera seduti-inpiedi-inginocchio, sentita per anni tra i banchi della chiesa, non aveva saputo fare: solo una sensazione, probabilmente, ma era una meravigliosa sensazione. L’Arca di Noè, Orizzonti Perduti, Mondi Lontanissimi e infine Fisiognomica del 1988, anno in cui venimmo licenziati dalle scuole superiori, chiusero il cerchio e spensero, inaspettatamente, come d’incanto, la magia creata in quegli anni; non ci fu più posto per gli altri suoi 300 dischi usciti dopo, niente da fare. Nemmeno “la cura” mi guarì.  E, sebbene ascolti ancora con piacere la vecchia produzione di Battiato, la scrittura di questo post non è riuscita a suggerirmi una canzone adatta al personaggio e, magari, riferita all’Io in questione. E così, per suo tramite, e con qualche attinenza all'argomento, ho scelto di postare I Am Mine dei Pearl Jam, bellissima, e con uno dei testi migliori di Vedder.

 

IO SONO MIO (I Am Mine) Gli egoisti stanno tutti in fila fiduciosi e speranzosi di potersi comprare altro tempo io cerco solo di immaginarmi il mio prossimo respiro posseggo soltanto la mia mente il nord è per il sud ciò che l'orologio è per il tempo ci sono l'est e l'ovest e ovunque c'è vita so che sono nato e so che morirò ciò che sta in mezzo è mio io, sono mio. e il sentimento viene lasciato indietro tutta l'innocenza persa in un istante significativo, dietro gli occhi non c'è bisogno di nascondersi.... siamo al sicuro stanotte l'oceano è pieno perché tutti piangono la luna è in cerca d'amici ad alba innoltrata il dolore cresce quando il dolore è negato conosco solo la mia mente sono mio e il significato, viene lasciato indietro tutti gli innocenti persi in un istante significativo, dietro gli occhi non c'è bisogno di nascondersi siamo al sicuro stanotte... e i sentimenti che vengono lasciati indietro tutta l'innocenza in pezzi con le bugie il significato, tra le righe (forse sarebbe meglio se ci nascondessimo) e i significati che vengono lasciati indietro tutti gli innocenti persi in un momento siamo tutti diversi dietro gli occhi non c'è nessun bisogno di nascondersi

martedì 14 febbraio 2012

Le alternative a S.Valentino: cassetta o vikingo?


Ammetto che preparare una compilation su cassetta è sempre stata una cosa che mi è piaciuta fare. Soprattutto qualche aaaargghhhh d'anni fa. Mi davo un tono con gli amici. Su entrambi i lati di una (diciamo) c-60 tipo, l'ordine delle canzoni era il seguente: la prima molto veloce, la seconda una mid-tempo, la terza una ballatona. Poi si riprendeva con una mid-tempo, una più veloce e l'ultima la sceglievo a caso. L'unico inconveniente era rappresentato dalla pronuncia "torcibudella" degli artisti... "oh, hai messo un pezzo di...come si chiama David Buwi... Bewui...si insomma hai capito no? (ahivoglia!) ... e poi non ti scordare uno dei Tocchin Hids, hai capito no?(seee, come no!)". "Sì, ma se ti devo fare una compilation, la prossima volta mi devi pronunciare bene il nome di questa band: Lynyrd Skynyrd "(pronti, via, partivano le bestemmie). E così oggi mi tolgo lo sfizio di rinverdire i fasti di quei giorni per riproporvi una cassettina virtuale, ma con canzoni reali, tutte sdolcinate, pescate nella miriade di tesori nascosti, e in tema con la giornata romantica. Certo non troverete Je T'aime...moi non Plus o una All By My Self qualsiasi...



Per le ragazze e le donne meno romantiche, invece, ho trovato una persona che vi renderebbe felice in questo giorno che a molti fa venire solo l'orticaria. Un vikingo che balla per le strade americane un bel funkettino degli electric Six di qualche anno fa. Fatevi sotto, a voi l'alternativa.

giovedì 26 gennaio 2012

Perfume Genius - Hood (ma a YouTube non gli garba!)

Hood è davvero un'ottima canzone oltre che una bellissima dichiarazione d'amore universale scritta e cantata dai Perfume Genius, che l'hanno scelta per lanciare il loro secondo album Put Your Back N 2 It in uscita il 20 febbraio. Ma a quelli di YouTube non è andata giù la breve clip di 16 secondi che promuoveva il disco e lanciato dalla casa discografica Matador. Nel filmato, infatti, compariva a torso nudo (come d'altronde anche nel video ufficiale) il cantante e pianista Mike Hadreas insieme all'attore porno gay, Arpad Miklos. Per Hadreas si trattava di mostrare il lato tenero delle persone. Per i capezzoni del "grande portale", invece, il video non è adatto alle famiglie che visitano il loro sito perchè promuove temi sessuali adulti. Quelli della Matador hanno chiesto lumi in merito e in particolare quali fossero le immagini che avrebbero destato lo scandalo, ma risposta non ebbe ad aversi!  A questo indirizzo trovate il messaggio per intero oltre che la possibilità di scaricarvi un brano dell'album anzi detto. A voi i commenti, mentre, per quanto mi riguarda la cosa mi ha fatto tornare alla mente questa bella frase che Zio Scriba Nick tiene ben in evidenza sul suo blog:
"Come Pablo Picasso. Come ogni individuo appena decente. (Perché le pecorscimmie omofobe sono quanto di più stronzo abbia mai insudiciato questo mondo.) Anche se per me l'anima umana è ovviamente bisex (o, meglio ancora, asessuata) e le monosessualità sono forzature culturali".



you would never call me baby
if you knew me true
all that i waited so long for you
i am scared baby that i can’t keep it up for long

boy i wish i grow up a second
i first held you in my arms
underneath this hurt you kiss
I’ll take like ball

you never call me baby
if you knew true
all that i waited so long
for you love
i will fight baby not to do ..

mercoledì 25 gennaio 2012

Batterista cercasi ...

Questa l'avrei vista bene nella rubrica "risate a denti stretti" de La Settimana Enigmistica. Ed è tutto vero!!

sabato 21 gennaio 2012

Allo stadio però c'è un concerto Rock!!


A proposito di concerti, breve riflessione, osservando questo disegno, e qualche domanda che 'nasce spontanea': "perchè nessun riferimento agli anni '80? non se ne facevano di concerti? ... e gli accendini"? ma dico scherziamo. Lo strumento principe di chi affollava gli stadi e i palazzetti, indispensabile per accendere le canne e necessario per accompagnare le canzoni lente del momento! No, no. D'accordo sulle corna, il pugno e la V di vittoria ma l'assenza dell'accendino la ritengo assolutamente ingiustificata. Nulla da dire, invece, sulla rappresentazione dei fruitori di concerti degli ultimi dieci anni dove si sta consumando sempre più il rito del "porto la videocamera/telefonino/macchinetta digitale così domani è già tutto su youtube e facebook". Il segno dei tempi. Voi cosa disegnereste per rappresentare gli 80's?
Buona domenica... e che canzone ..... Big Sleep .... uno dei concerti più belli (e fumosi) visti e sentiti.

giovedì 22 dicembre 2011

Il Cuoco Natalizio ... e altri ricordi



Il cuoco natalizio non ha un suo giudizio
cucina i dolci buoni e da il pane ai piccioni
marzapane, pastafrolla, caramello
non è lento come un cammello
ma è quasi una saetta e non è una motoretta
fa arrivare il Natale
e per pranzo il maiale.


Beh, ce ne andiamo in surplace in questi giorni. Rallentiamo l'andare del tempo e delle novità musicali perché il Natale sta arrivando e l’evento non fa che rispolverare inesorabilmente i miei ricordi di bambino. 

Quelli legati al braciere intorno al quale si trascorrevano i freddi pomeriggi e la cara Nonna si lasciava andare alla narrazione di  quelle strane storie di santi, di povertà e uomini retti. Storie raccontate in uno strampalato dialetto, ma comprensibilissimo, ma  che Lei, giunta alla rima, puntualmente traduceva e  spiegava nel ‘nostro’ dialetto corrente. Chissà perché poi? Forse le dava la sensazione di essere riuscita  davvero a spiegarne la morale: bellissimo!

Ricordi di merende a base di fette di “pane e pomodoro”, “pane e formaggino”  o “pane olio e zucchero”: prelibatezze di altri tempi. 

Ricordi della letterina scritta a scuola e letta dopo pranzo il giorno 25 per racimolare qualche ‘mancia’ … quel giorno, in verità, e per lo stesso scopo si andava a trovare tutti i parenti e mal volentieri con risultati quasi sempre scadenti, ma tentare non costava niente … o quasi “madòòò come ti sei fatto grande!! …. E a scuola ? braaavisssimo …. Però devi mangiare di più eh! Sennò non diventi alto come il tuo papà”

E ancora le giocate a tombola con l’uso delle scorza d’ arancia che avevano la duplice funzione di copri numero e di arma contro la noia della tombola stessa arrivata solamente al secondo giro: praticamente ci si cominciava a spruzzare le scorze negli occhi in maniera da fare incazzare mia madre, che poneva fine, così al gioco.

E poi ancora i dolci tipici, tra “cartellate” con miele e mandorle, “calzoncelli” di ricotta, ceci o marmellata e le “pettole”: tutti dolci rigorosamente fritti; in pratica per quindici giorni giravi per strada con l’odore (e non puzza, attenzione! Mia  moglie consoce bene la differenza) del fritto nelle narici che pareva di camminare all’interno di una friggitrice gigante.

Oggi è tutto diverso, ma è bello lo stesso vedere come vivono il Natale i miei figli, tra messaggi attaccati esternamente alla porta di casa (non abbiamo il camino da qualche parte dovrà pur entrare) “ehi babbo Natale, vieni, ti aspetto”, "l'atteggiarsi" a bravi bambini per meritarsi il regalo (ma loro lo sono comunque) e le esternazioni poetiche del ‘grande’ Lorenzo, che s’è inventato la poesia del Cuoco natalizio. 

Ma siccome senza musica proprio non riesco a stare, con molto piacere posto nuovamente un paio di canzoni che misi già due Natali fa, ancora attualissime e meravigliose.

Un grosso augurio di Buon Natale a tutti e di serena vita.




martedì 5 luglio 2011

EDOARDO BENNATO - Signor Censore




IO HO FIRMATO .... e voi?


Signor Censore - che fai lezioni di morale
tu che hai l'appalto per separare
il bene e il male, sei tu che dici
quello che si deve e non si deve dire...


Signor Censore - nessuno ormai ti fermerà
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata
per il bene dell'umanità...

Signor Censore - da chi ricevi le istruzioni
per compilare gli elenchi dei cattivi
e buoni?... Lo so è un segreto
lo so che non me lo puoi dire...

Signor Censore - ma quello che nessuno sa
è che sei tu quello che ci disegna
le città... E poi ogni tanto
cancella quello che non gli va...

Signor Censore - tu stai facendo un bel lavoro
disegni case, strade e piazze
a tuo piacere, prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro...

E mentre il ghetto si continua ad allargare
Signor Censore - tu passi il tempo
a cancellare le frasi sconce
e qualche nudo un pò volgare...

Signor Censore: tu stai facendo un bel lavoro
la tua teoria e che il silenzio è d'oro
prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro...

E così mentre la gente continua
ad emigrare, tu sfogli i libri
e passi il tempo a cancellare le frasi
sconce, e qualche nudo un pò volgare...

domenica 12 giugno 2011

Un'altra candelina da spegnere anche per MAX



Chi l’avrebbe mai detto che una foto scattata 12 anni fa (il giorno dopo il mio matrimonio) mi sarebbe servita per fare gli auguri di compleanno ai miei 2 più cari amici a distanza, di così tanti anni e di così tanti km? Ma in queste cose il destino, la casualità degli eventi (o qualsiasi altro nome vogliate dare a queste cose) sa bene come unire i puntini per completare il disegno. Con il mio amico Max (with brown guitar … in the picture) ho condiviso circa 20 anni (lustro più lustro meno) di sana vita sociale e rapporti umani, tra scuola, strada, calcio balilla, Prospettive Nevsky, Burattini Senza Fili, Fuochi Indimenticabili e campi di calcetto (lui era ------ se te non ti piace cambio era in è ----- molto bravo anche nel campo grande, (per capirci il talento e la fantasia del Mancio e la rapidità del Buitre, e scus se è Poc!). Oggi, nonostante la distanza, continuiamo a sentirci con i mezzi che la rete ci ha donato e continuiamo a condividere vecchie e nuove passioni (torte da cake-designer comprese … tsk tsk). Auguri Max (lui è sempre stato un Signore quindi non ne rivelerò l’età) dal tuo fedele laterale sinistro. Gianni.

venerdì 10 giugno 2011

A spasso tra i ricordi, giù a South Kensington

[Il piacere di ospitare i miei Amici in questo modesto blog, è sempre molto grande. E le esperienze di vita vissuta, spesso legate alla buona musica (e alla buona memoria), sono pagine di storia che non dovrebbero mai andare perse, anzi divulgate, se non altro per una sorta di confronto con quelle provate da ciascuno di noi. Giuseppe (Interista e Comunista,) ci narra i suoi trascorsi in quel di Londra. Buona lettura.]

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Ci sono delle persone che hai incrociato per pochi giorni più di trent'anni fa e non riesci a dimenticare perchè, anche se loro non lo sanno, e magari non si ricordano nemmeno più di te, ti hanno segnato, hanno contribuito, evidentemente insieme a tante altre cose a far sì che tu sia diventato quello che sei. Nick, inglese di Londra, e Simon, gallese di Swansea, li ho conosciuti e frequentati a Londra nell'estate del 1980 per non più di 4 - 5 settimane. Io, all'epoca diciassettenne, provincialotto, ma col senno di poi, coraggioso fino all'incoscienza, sono partito con lo zaino (rigorosamente rosso) in spalla alla volta di Londra. Negli ultimi decenni del secolo scorso Londra è stata la meta per la "formazione" culturale, sociale e musicale dei giovani continentali. Il viaggio nella capitale inglese costituiva un rito di iniziazione alla vita adulta, e quanto più esso era avventuroso e pieno di difficoltà, tanto più si aveva la consapevolezza di una maturazione e di essere pronti ad entrare nel mondo dei grandi. Così per due mesi, tra il 4° e 5° anno di Liceo, ho vissuto e lavorato (lavapiatti) nel Royal Borough of South Kensington and Chelsea (SW1), quando la squadra di Abramovic era solo una squadretta di provincia ma il quartiere era già abbastanza snob e ricercato. E all'Imperial College of Science and Technology, che mi potevo permettere perchè mi pagavano bene, anche se in nero, nelle stanze accanto alla mia, vivevano Nick e Simon. Simon, come molti anglosassoni a 18 anni e come il protagonista del video Smalltown Boy dei Bronski Beat, aveva lasciato la provincia ed era venuto a Londra a vivere da solo, in cerca di se stesso. Nick, invece, studiava lì al College anche d'inverno. Poteva andare alle Canary Islands in vacanza perchè il padre era ingegnere e lavorava lì ma lui preferiva rimanere a Londra anche in estate. Nick era attrezzato in camera; lui viveva tutto l'anno in quella scuola, quindi aveva un buon impianto stereo e tanti dischi buoni. Tra questi, due LP usciti l'inverno precedente, il 1979. Due capolavori: Sultans of Swing dei Dire Straits e l'album d'esordio dei Police, Outlandos d'Amour. E' grazie a Nick che ho conosciuto la buona musica, tra una spaghettata (nel college potevamo usare la cucina che era in comune, e la cucina italiana era molto gradita) ed un pranzo gratis dagli Hari Khrisna a Soho (esperienza indimenticabile, più da un punto di vista spirituale che culinario). Chissà che fine hanno fatto Nick l'inglese e Simon il gallese dai capelli rossi. Io ogni volta che ascolto questi due album non posso fare a meno di pensare a loro.
Giuseppe Calderisi

lunedì 16 maggio 2011

FED ZEPPELIN nel paese delle meraviglie

Quella che vedete in basso è una delle tante creazioni computerizzate che vengono fuori dalla bella "testolina" della titolare del blog FEDZEPPELIN in Wonderland, (Federica, I suppose), e in cui troverete tante altre sorprendenti immagini a tema abilmente ritoccate e personalizzate.
Nota importante: in giro per blogger si incontrano davvero tante belle persone e non posso che rendere grazie alla Fed in questione che a richiesta ha realizzato il nuovo header di questo blog con un'entusiasmo davvero encomiabile. Alla prossima.

mercoledì 13 aprile 2011

Shalke 0 - Inter 4

Quest'anno che le cose vanno così così il nocciolo duro degli interisti.blogspot (me compreso) si tiene un po' defilato. Stasera, pare, sarà missione impossibile. Una bella impresa, però ci starebbe proprio bene, nel calcio non si sa mai. Anche gli Housemartins si auspicavano una vittoria della loro Hull a Londra per 4 a 0. And so do I. Se dovesse accadere, tutti insieme per una bella carovana dell'amore in qualche chiesa o dove volete voi.

martedì 5 aprile 2011

... and I Feel Fine



E non ditemi che a nessuno di voi non è mai passato per la mente, almeno per una volta, di pensare al giorno del proprio funerale. Con gli amici e parenti a piangere il defunto e la curiosità di sentirgli dire le migliori e le peggiori cose che hanno mai pensato di te. Così mi è venuto in mente di fare questa cosa con il blog, immaginando i possibili commenti nel giorno dell'addio.

Titolo dell’ultimo Post: IL BLOG CHIUDE!

1) nooooo. Questa non me l’aspettavo davvero. Mi spiace davvero. Spero ci ripensi. 


                       2) Ma dai, non dirmi che lo fai per le cose che ti ho detto ieri prima di addormentarci. in fondo era solo quello che pensavo: il tuo blog fa davvero cagare! (Anonima [???])

3)e non venirmi a dire che non t’avevo avvisato: moglie e buoi, cazzi tuoi! (Sibilla)

        4) stanne certo: non sarai mai solo! Almeno fino a quando non mi ridarai i soldi, brutto stronzo!

                  5) Per sempre …. In ascolto (amen)

                                                         6) commento rimosso dall’amministratore.

7) bello questo blog!

             8) finalmente ti sei trovato un lavoro!

                    9) scusa, ma i barbieri non chiudono il lunedì?

10) che mazzata! Ero un uomo completamente ammaliato dal tuo lavoro quotidiano di continuo aggiornamento musicale e apprezzavo davvero tanto il tuo stile, sobrio ed elegante, quasi un blog in tight. A proposito, domani sera resto a casa da solo. Ti va se ci vediamo? (Cri)

                 11) 


12) Le sue ferie sono finite da un pezzo. Torni al lavoro (amministratore di “blogger”).

                       13) “e per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità “ (F.B.)


14) Grazie di tutto. Davvero. Il tuo blog mi era stato consigliato da un amico. E per un divoratore come me di novità indie poteva essere una bella pacchia. Solo che quel giorno, per sbaglio, su google ho scritto ‘restA in ascolto’ invece di ‘restO in ascolto’: beh, grazie a quell’errore ho scoperto una delle più belle canzoni della pausini e ho capito che musica di merda ho ascoltato fino ad allora.


                 15) e poi sì che sei proprio un ignorante: dovevi scrivere Rimango a                     
                  Sentire. Eppoi vedevi, Le femmine arrivavano Così … che ti facevano 
                  ripensarci 10 volte prima che tu volevi chiudere. Comunque se hai 
                  l’abbisogna il numero lo conosci. (checco)

        16) R.I.P. (don baky) 


17) PIP!!!

venerdì 4 febbraio 2011

AUTOSTRADA PER IL "PARADISO"

[Un fine settimana diverso con alcune riflessioni "ecumeniche" a cura di Elvira. Buona lettura]
vignette da http://humour-ugb.blogspot.com

Tra tutti i vari rincari previsti per questo 2011, quello che mi tange meno è quello dei pedaggi autostradali, sarà che viaggiamo talmente poco! Ma la cosa che più mi ha impressionata è stato scoprire che anche l’autostrada per il paradiso, economica non è! Chi segue questo blog da un po’, saprà che quest’anno il mio primogenito è in età da prima comunione, e se lo scorso anno si rifiutava di frequentare messa e catechismo, quest’anno si è fatto furbo e facendosi due conti, ha capito che gli conveniva adeguarsi in cambio della festa e dei regali che riceverà e dato che noi genitori avevamo deciso di appoggiare la sua scelta, qualunque fosse stata, ci siamo dovuti adeguare anche noi. Così, Gianni è l’addetto alla messa domenicale, ed io alle riunioni con il parroco, il quale ha deciso di indirne una al mese, fino alla fine di maggio, della durata di circa DUE ore, due ore di catechesi non richiesta, spendendo tempo che non ho. La prima, si è conclusa con il prete che batteva cassa per l’acquisto dei banchi per le aule del catechismo, qualche giorno dopo ci sono stati chiesti altri soldi a favore di non so quale altra opera, ed ho motivo di credere che per i prossimi mesi,la canzone sarà sempre la stessa. Una mattina mi è capitato di sentire un intervista ad un prete , che diceva che nei primi secoli del cristianesimo, il battesimo avveniva in età adulta, quando era l’individuo a sceglierlo, ho sempre pensato che quella sarebbe la strada più giusta e che pertanto, anche la prima comunione dovrebbe essere una scelta consapevole e l’unica giustificazione che trovavo a questa brama di comunicare i bambini era di tipo politico: più pecore ci sono nel mio ovile, maggiore sarà il mio potere terreno, ma solo ora riesco a vederne anche il risvolto economico. Vuoi mettere pregare ogni domenica dall’altare i fedeli di mettere mano al portafoglio per partecipare a questa o quell’altra causa, e chiedere direttamente alle mamme di circa 60 bambini di contribuire alle spese parrocchiali “che tanto con tutto quello che spenderete per la festa ed i regali per i vostri figli, cosa saranno mai questi 10 euro?”. La riunione si è conclusa con un clamoroso autogol del parroco, che finiva dicendo che molti pensano che sia il vaticano a mantenere le parrocchie, ma non è così. Per sua fortuna le altre mamme non hanno prestato particolare attenzione a questa affermazione, mentre nella mia mente girava lo spot pubblicitario del don di turno che invitava la gente a devolvere l’8 per 1000 alla chiesa cattolica, perchè lui, grazie a quei soldi tanto bene aveva potuto fare . L’ho definito un autogol, perché quello che il parroco ignora è che ormai con tutti i libri, articoli di giornali, reportage televisivi , che raccontano la vera fine dei soldi destinati all’8 per 1000, in tanti, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi, chiedono esplicitamente di non barrare la casella relativa alla chiesa cattolica, e non si tratta solo di giovani, ma anche di persone di una certa età.
Altro momento di estremo fastidio, è stato quello in cui, una delle catechiste, invitava i genitori a portare i propri figli a messa la domenica “ perché questa è la strada che avete scelto VOI per i vostri bambini quando li avete battezzati…” quasi che avessimo firmato col sangue un patto inviolabile! ok…Andiamo sul pratico! Io sono cresciuta con un padre fortemente credente, che per me e i miei fratelli ha scelto il battesimo, la prima comunione, e tutto il resto del pacchetto, ma io, sin da quando ero bambina, la domenica sceglievo la strada più lunga per arrivare in chiesa, e trovavo la messa e il catechismo abbastanza noiosi, semmai erano la scusa perfetta per uscire di casa! In virtù di questo, capisco perfettamente la reticenza di mio figlio e le motivazioni frivole che lo spingono ad accostarsi a questo sacramento, ma ho l’impressione che la chiesa preferisca avere nel suo ovile 100 pecore zoppe piuttosto che solo 10 pecorelle sane, e così il tesseramento a tappeto continua, come se questi bambini non dovessero mai crescere ed essere in grado di decidere da soli quale posizione assumere nei confronti della religione. I miei avevano scelto per me, ma anche se mi avessero obbligata a farmi suora, non significa che io poi avrei avuto la vocazione! Addirittura qualche mese fa, un vescovo, proponeva di abbassare l’età della prima comunione a 6 anni, perché a quell’età i bambini sono già abbastanza maturi… quindi a sei anni sono maturi per fare la comunione, a 9 non lo sono abbastanza per decidere di non farla e devono intervenire i genitori e decidere (obbligarli) per loro…uhhmmm, c’è qualcosa che mi sfugge!
Ad ogni modo, per ora navighiamo a vista, non sappiamo fino a maggio la nostra strada dove ci porterà, ma se anche Lorenzo dovesse cambiare idea, consoliamoci, almeno l’autostrada per l’inferno… è gratis!
Elvira

domenica 23 gennaio 2011

Blogger GIAMP makes 46.


Eh sì. Sarebbe bello se i 46 fossero riferiti ai punti realizzati dal mio amico Giamp (maglia n.5) in una partita di basket. Purtroppo per lui, invece, sono "solamente" gli anni che compie oggi. Quando lo sport era poesia. Schierati come una squadra di calcio, completini sponsorizzati dalla locale squadra di calcio, le panchine erano le sedie del bar dell'albergo vicino e si giocava sull'unico campetto che avevamo, all'aperto con vento, acqua, sole e smog. Giamp, sulla canotta ti mancavano solo le tue spillette dei Sex Pistols e dei Siouxsie and the Banshees, e saresti stato il primo giocatore dark-punk della storia. Auguri amico mio.

martedì 11 gennaio 2011

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

E’ proprio quando ascolti brani come quelli contenuti nel disco de Le Luci della Centrale Elettrica che ti accorgi che il tuo non è stato un brutto sogno ma la realtà in cui vivi; tangibile, concreta e realistica ora più che mai. Governi che non rispondono al loro vincolo di tutela verso i loro elettori o meno (quella gremita ciurmaglia chiamata “ coglioni”). Decine di Marchionne pagati come 10.000 delle tue vite che non potrai vivere e che quindi mai ti daranno l’affastellamento di ricchezza che loro e solo loro potranno mettere da parte. Redditi crocifissi e poi derisi, i nostri. Redditi inviolabili e benamati, i loro. Sindacati che vergognosamente siedono alla “destra” del padre quasi a volerti rassicurare e che proclamano silenzi eloquenti, ossimori la cui sola funzione è di fatto straniarti, scompaginando le fila. Convergenze parallele…. ma cosa cazzo vorrà dire? Me lo sono sempre chiesto. Linguaggi oramai uniformati, straripanti, che si rincorrono da destra a sinistra. Elenchi di valori buoni a rinfoltire palinsesti oramai sorpassati, medievali. Politicaly correct. ‘Sto paio di……' E tu nel mezzo che continui a non capire un cazzo!!! Corse al ribasso di una falsa morale politica e sociale che mai avremmo voluto conoscere. Ecosistema sociale che implode ridondante come è di sfrenato e bieco cinismo. Petroliere come fossero fiocchi di neve. Superfici aride desertificate, coste abbarbicate al cemento, anidride carbonica buona forse per semplici bevande gassate. Ed è meglio che smetta di delirare per non turbarvi ulteriormente.
Nina (ovvero la pazza per amore):
“Son io desto, o pur deliro?”
Lindoro raccolto delirante dalla folla accorsa in strada a soccorrerlo; (un moderno nda)
Lindoro agonizzante per l’Amore disatteso, prega che la sua amata Patria riprenda la ragione e si ripresenti alla gente guarita così da ricondurla tra le braccia del Padre
.

Ma il delirio è fonte spesso di verità, fantasiosa semmai, ma pur sempre verità. Una corsa quella descritta in questo disco che ripercorre un passato - presente della Patriadenojartri che non lascia dubbi sul livello di incazzatura e di indignazione raggiunto dalle moderne masse.Buon ascolto.
Giamp

Le Petroliere


Per respingerti in mare

mercoledì 1 dicembre 2010

I DIARI DELLA Simca
(part two)

[il mio amico Max non s'è fatto sfuggire l'occasione per ribattere alle "infamanti" accuse sui suoi gusti musicali scolastici e così, alla sua maniera, ha risposto.]

Se avete mai provato a slacciare un reggiseno [che nn sia il vostro] sul riff di smoke on the water sapete che i progettisti della lovable sono sadici repressi. Tuttavia esistono rimedi per rendere questo mondo meno ostile. Io ne scoprii uno quando realizzai che se invece infilavo nella apposita fessura una striscia arrotolata che sussurrava 'quellasuamagliettafina' il perfido gancetto, come per incanto, cedeva di schianto come mosso da volontà propria. ora, io sono per natura disposto a credere a tutto e perciò non mi sono fatto mai troppe domande e se mi dicono che gli asini volano mi limito a preoccuparmi di scansarne gli scarichi a terra.
Questo per spiegare la of course la discutibile colonna sonora della mia adolescenza che infidi individui che si spacciano per amici non hanno esitato ad esporre a pubblico ludibrio [per i palati fini sputtanamento] sulle pagine di qst blog. Vorrei altresì ricordare, a mo' di minaccia, che l'infido in questione divide la propria esistenza con una dolce creatura che mai ha nascosto [almeno a memoria di chi scrive] la sua passione per il melenso ipnotizzatore di gancetti. e se la fanciulla in questione avesse nel mentre rinnegato, in nome
della suprema ragione di stato, potrei chiamarla ad assumersi le proprie responsabilità su questi schermi. ma siccome ho il sospetto che il mio fustigatore musicale abbia dovuto sorbirsi la sua dose di passerottichenondovevanoandarevia mentre cercava di portare a casa il risultato tra i sedili di una uno fire verdone non infierirò, so essere magnanimo eheh. Non infierirò soprattutto perchè ha da poco lasciato anche i 40, e con essi l'ultimo, residuo, effimero fascino temporaneo che il numeretto evocherebbe. E proprio quel giorno, mentre stavo per infilarmi nella colonna di auguri, ho realizzato che tra le faccine in sequenza non ce n'era una che mi fosse nota. Una che avesse fatto con noi almeno un pezzo di strada. mi sono improvvisamente sentito fuori posto. E, fuggendo, l'idea di qualche riga dedicata in un luogo meno alieno.
dunque non infierirò. nn lo farò in nome del privilegio che mi fu concesso di esaltare le grazie della più bella automobile di tutti i tempi vestendola a festa per celebrare l'unione di due anime morbide;
.... .... ....
Non infierirò perchè ho camminato metà della mia strada gomito a gomito. E quanto più ci si allontana dal bivio, guardando indietro rimangono visibili solo le vette. Poche, pochissime. Una è la sua e nn credo sia una questione di cm.
"all the precious moments, i cannot stay".

   Max

martedì 23 novembre 2010

QUANDO U2 E TONI SANTAGATA "SPACCAVANO"

In questi giorni, riprendendo contatti musicali con il mio amico Max, che vive da qualche anno in terra d'Abruzzo, e con il quale abbiamo condiviso gli anni migliori di Battiato e Bennato, mi sono tornati alla mente i gusti musicali degli amici di classe degli ultimi due anni delle superiori. Classe abbastanza omogenea. La sezione femminile era, salvo eccezioni, alla corte della musica italiana più nazional-popolare. Eravamo negli anni 1987/1988, quando il famoso trio sanremese Tozzi-Morandi-Ruggeri bussava alle tasche degli italiani chiedendo di dare di più mentre Zarrillo, da par, suo quantificava in “5 giorni” l’ultimatum da dare alla sua musica. La squadra maschile era così composta: io e Luca tutto Bowie-TalkingHeads, panini e birra a casa della madre mentre si saccheggiava allegramente la discografia del fratello. Luca è poi rimasto legato a quegli ascolti mentre io ho continuato a “fighettare” rinvenendo e ostentando le nuove scoperte musicali (che non mi sono valse, in ogni caso, a cuccare ragazze [nota di Elvira]). Poi c’era chi amava la musica cantautorale di De Gregori (che piaceva tanto anche alla prof di italiano guarda caso … ), Ruggeri e Venditti. I Baglioni/Cocciante boys, che trovavano nei loro testi la verità delle loro relazioni amorose (Max è inutile che ti giri dall’altra parte!). E poi c’era Gino. Lui era il più grande di età oltre che diversamente magro (pare si dica così adesso), nonché il primo patentato della classe essendo nato a gennaio.
La sua prima auto, ergo quella del padre, era una Simca con uno di quegli autoradio incassati nella plancia a prova di mariolo: tentare di tirare via l’autoradio, infatti, per un ladro significava dover asportare e portarsi via l’intero impianto elettrico del mezzo. Questi prototipi di lettori multimediali, supportavano esclusivamente quei formati fisici chiamati stereo8. Nello spazioso portabagagli della Simca giacevano inermi e inutilizzate montagne di stereo8 dove il genere musicale predominante era il meglio della discografia di Toni Santagata alternata alla sporadica presenza di Mazurke e lisci di Raul Casadei memoria. Ogni tanto ce ne andavamo in giro anche col furgoncino verde-militare che il padre usava per la sua attività commerciale e dal quale uscivamo fuori usando lo sportello posteriore scimmiottando la sigla dell’ A-Team. Data via la Simca per sopraggiunti limiti di età (che colpo!) Gino passò ad una Fiat Ritmo bianca che divenne la nostra carrozza ufficiale per il paese dei balocchi (da noi si usa il termine “appùppà”, nel vocabolario italiano lo si trova alla voce “marinare la scuola”). Ma, nonostante il vano porta oggetti dell’auto fosse marchiato a fuoco dalla massiccia presenza di nastri di cantautorato italiano, tra l’87 e l’88, nell’autoradio di quella Ritmo ci fu spazio esclusivamente per la riproduzione di un solo nastro: The Joshua Tree degli U2. Per un intero anno scolastico, tutti i giorni, prima e dopo le lezioni o solo come colonna sonora delle nostre “bigiate” (diciamo pure al limite della purga) “sparammo al cielo blu, dove le strade non avevano nome, correvamo per rimanere in piedi, per le madri dei dispersi non c’era uscita e con o senza te si viaggiava nel Paese di Dio a cercare qualcosa che ancora non riuscivamo a trovare”. Poi arrivò l’estate, i giorni del diploma, la gioia per la fine della scuola contrapposta alla paura dell’ignoto di ciò che ci attendeva dopo. La musica, come le nostre vite, prese strade diverse con una sola certezza: all’infinitesimo ascolto di The Joshua Tree, per Bono & co., ma soprattutto per la Maxell C45, non ci fu scampo e l’autoradio divenne la loro ultima custodia. RIP.

[questa sotto è la ripresa video completa (molto buona) della versione di I Still Haven't Found cantata dagli U2 con il coro dei New Voices of Freedom durante la tournèe americana di The Joshua Tree e riportata nel doppio Rattle & Hum. Una delle rare concessioni extra dei dubliners ai loro spettacoli. L'ho cercata per anni e per l'occasione l'ho trovata. Fortunato me].

venerdì 12 novembre 2010

Ricordando i Wilco, ricordando Milano.


Si usa dire di un live: EVENTO!. Beh quello dei Wilco del 14 novembre 2009, per me lo è stato eccome, considerata la mia (in?)giustificata assenza di spettatore ai concerti, causa distanze abissali da colmare. E così dopo una decina d’anni dall’ultimo, faccio la “fuitina” per i Wilco. Partenza in auto alle 5 del mattino (conoscete quella canzone che fa “e guidare a fari spenti nella notte per vedere” … quello ero io appunto). Fatta un ora e mezza d’auto, alle 7 m’imbarco sul (mini) aereo della compagnia svizzera Darwin (50 posti e le immagini di Lost nella mente per tutto il viaggio). Alle 8.30 atterro a Milano Malpensa. M’infilo nell’autobus per un’altra ora di strada necessaria ad arrivare alla stazione centrale (però che spasso! In ascolto per l’intero viaggio della moltitudine di suonerie africane. Meno male che non era tempo di mondiali di calcio sennò sarebbero state vuvuzela a go-go). Poi l’incontro con Giamp, proveniente da Trento (per lui 3 ore di treno) e dritti in albergo a mollare stanchezza e bagagli. Le ore successive trascorrono all’insegna dell’entra/esci-bevibirra-rutta-sbadigli dai fast food (per un giorno si può fare) e lunghe passeggiate a fotografare il centro di Milano e le sue bellezze: negozi negozi negozi negozi. Duomo. negozi negozi negozi negozi. Scala. negozi negozi negozi negozi. Poi decidiamo di andare al Conservatorio per un sopralluogo, un paio di ore prima del concerto e vai! che becchiamo Tweedy in giro con uno della crew. L’amico “Mussetto” (ottimo Cicerone e compaesano per l’occasione… quante rime!) ci immortala con Jeff mentre a un Giampaolo emozionatissimo gli scappa << ITALIA UNO>>!! tzk tzk [scherzo Giamp, scherzo].
Si fa sera [musica].
Entriamo al Conservatorio. Controllo dei biglietti: posti fila AV n. 11 e 13 …. si sale si sale si sale: aahhrgghh !!! poltroncina con 30 cm di spazio e un metro e mezzo di gambe da tenere compresse per due ore. Chiedo garbatamente a quello davanti se me le tiene per un po’ ma i dischi dei Wilco da autografare erano decisamente, per Lui, molto più importanti. Il mio primo concerto rock da seduto. In effetti l'ultimo concerto visto da seduto è stato quello di Ray Caharles + di 20 anni fa. Poi bene o male ho sempre pogato. Con i Wilco gli unici a pogare sono stati gli alluci dei miei piedi: è stato il prezzo da pagare. Entrano i Wilco. Tweedy annuncia che i Grizzly Bear non suonano a causa di un incidente d’auto il viaggio di ritorno dalla Germania: OLE' !!! Le mie gambe ringraziano. Mezz’ora di penitenza evitata oltre che una band, stimata dal Pitchfork di turno, ma per me assai inutile. Poi 2 ore di stupore per un concerto di “musica moderna”, così come le ha definite il grande Mauro Zambellini, che rimarrà tra i migliori visti nella mia vita (del resoconto musicale ne parlammo già l’anno scorso). Terminato lo spettacolo usciamo dal Conservatorio ebbri di musica e felici come bambini al loro primo lecca-lecca. Ma così contenti che per poco non dimenticavo di andarmi a riprendere le gambe rimaste attaccate alla poltroncina davanti alla mia.
La canzone What Light non l'hanno cantata ma a me, sia la musica che il testo, mi mettono sempre di buon umore. Buon week end a tutti.




If you feel like singing a song
And you want other people to sing along
Then just sing what you feel
Don't let anyone say it's wrong


And if you're trying to paint a picture
But you're not sure which colors belong
Just paint what you see
Don't let anyone say it's wrong


When there's a light
What light
There's a light
What light
There's a light
White light
Inside of you

giovedì 21 ottobre 2010

IL NEGOZIO DI DISCHI ANTICHI


[Settimana dedicata ai festeggiamenti. In effetti quest'anno ricorre anche il trentennale dell'uscita di Sandinista dei CLASH e visto che per questo fine setttimana posterò un grandioso concerto della band del 1981 mi è tornato alla mente questo bellissimo post scritto dal mio amico Giamp (che non si fa sentire da mesi ... turn! stu blog aspiett a te!) e che mi è sembrato ideale aperitivo al succulento live di sabato].     gianni

Quando i dischi erano neri e quando avevano un piccolo foro al centro, quando le copertine era una delizia sfogliarle, quando dovevi stare attento da che lato era la tua canzone preferita e nessuno sapeva quanto durasse; quando e all’infinito quando, quasi a voler canticchiare un motivetto che con questo avverbio ha fatto storia. Ma su di uno dei “ quando “ vorrei soffermarmi più che su ogni altro. “Quando” c’erano i negozi di dischi e accorreva in tuo aiuto il negoziante, e talvolta che negoziante. Il negozio in questione si chiama Caru’ Dischi - di Paolo Carù, negozio storico di dischi in quel di Gallarate (VA) cittadina nota più per fatti di cronaca che per altro; un posto- quel negozio- dove perdersi nei pomeriggi piovosi era qualcosa di sublime ed incantevole. Scaffali antichi, quasi una farmacia del Disco. Ascolti diretti dallo stesso proprietario (un uomo dalla barba folta ma dagli occhi mansueti) ti guidavano poi all’acquisto certo e quasi mai deludente.
Ora nei supermercati o anche negli stores di settore, la cosa non è dello stesso spessore, tutt’altro !!!!
Gli anni a cui mi riferisco sono ovviamente i mitici 80’s, anni in cui uscivano sul mercato alcuni tra i dischi che più mi sono rimasti in mente- e non ve li cito per non sentirmi così vecchio- e che magicamente ti rende fiero di averli tra la tua seppur minima collezione in vinile. Uno in particolar modo mi rende raggiante di averlo in formato 33 giri. Un disco che ha fatto storia e che poi sono tre. Era il tempo in cui i dischi costavano parecchio e questo essendo formato da tre mi costo un bel po’ di risparmi del tempo. L’anno di riferimento è il 1980, il disco Sandinista ed il gruppo The Clash. Con questo disco i Clash fecero una svolta musicale notevole, che segnò i tempi proprio per l’audacia di dar vita ad un triplo disco dalle sonorità contaminate che più niente avevano ache fare con il loro passato Punk. Contrariamente a molti altri gruppi musicali, i Clash sopravvissero al movimento punk, che ebbe breve vita. Questo grazie all'intelligenza del gruppo che seppe evolversi integrando nella propria musica gli stilemi del rockabilly e del reggae. Forse secondi solo alla mutazione musicale a cui parteciparono negli stessi anni i Police. L’ ascolto consigliato, vera chicca, di cui vorrei rendervi partecipi riguarda un brano, appunto, dei tre dischi ( che in cd sono diventati 2, sobh!!!) il brano in questione si chiama non a caso - If Music Could Talk - quasi a volerci ammonire ed invitarci ad ascoltare quando la musica parla. Il brano non si discosta dal resto dei brani contenuti nel triplo lp , ritmi dub and reggae, quello che coglie alla sprovvista di questo brano è invece la possibilità di ascoltarlo in due differenti modi. Il primo, con entrambi i canali right and left attivi; l’altro, e cioè quello che prevede uno o l’altro canale singolarmente, darà un risultato differente. Si in sostanza hanno inciso su differenti canali le parti cantate che sovrapposte formano la canzone nella sua totalità e completezza melodica. Provare per credere………
Giamp
the clash - If Music Could Talk