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martedì 2 agosto 2011

INDIES SUMMER FESTIVAL 2011, epilogo

Sorpresa inaspettata e quanto mai gradita quella che mi è toccata in questa estate targata 2011 a Vieste.
La mia cittadina natale mi ha offerto (grazie alla operosità e cocciutaggine di due ragazzoni), due serate a colpi di chitarre, batteria e quant’altro possa suscitare emozioni musicali.
L’ Indies Summer Festival ha preso il via con una prima edizione che ha visto salire sul palco tante giovani band di cui l’amico Gianni ha fornito in precedenza il programma.
Ovviamente non ho perso l’occasione per fare un passaggio con famiglia al seguito.
Rivedere i vecchi amici le facce sincere della gente che ho lasciato quaggiù sotto questo meraviglioso cielo stellato. Chiacchiere, aneddoti di vita, ricordi, sorrisi e trache de vie tutto piacevolmente condito da ottima musica ed innaffiato da ottima e fresca birra. Peccato non aver visto una nutrita affluenza, ma sono certo che la prossima edizione sarà occasione per rifarsi. Dico bene Anto? Bravi a tutti e due ma anche a noi di Restoinascolto che eravamo in prima fila per una volta senza calca e ressa, senza pogo allineati ma tranquillamente a due metri dal palco. Io direi di goderci ancora una volta un brano degli headliner della manifestazione The Mantra, aver conosciuto e stretto la mano alla simpatica e perché no carina e polistrumentista cantante del gruppo è motivo per me di orgoglio; in un mondo dove tutti i Big una volta diventati tali se la tirano meglio volare bassi. Il brano in questione risale a settembre dello scorso anno non avendo per ora a disposizione un brano della serata appena trascorsa.
Bye bye. Giamp.

mercoledì 22 giugno 2011

Semplici Soluzioni Italiane

Soluzioni SempliciCollegandomi alla nuova scena italiana riferita da Federico Guglielmi, colgo l'occasione per segnalrVi questo bel sito, Soluzioni Semplici, curato dai responsabili del Circolo degli Artisti di Roma ( molto rinomato quale sede di concerti ) che hanno messo in rete un'interessantissima web Tv, piena zeppa di artisti italiani, catturati dal vivo sia sul palco che negli studi del Mucchio Selvaggio e dintorni. Una bella realtà che alla stregua di Pitchfork potrebbe essere un ottimo trampolino per gli artisti di casa nostra.
Vi posto un paio di video: Nada con i Zen Circus e Il Teatro degli Orrori.




mercoledì 20 gennaio 2010

Il Dono - Tributo ai DIAFRAMMA


Nel vasto panorama musicale da me abbracciato nel corso di questi anni, i "gruppi italiani" dei primi anni ‘80 hanno occupato uno spazio ragguardevole. Oggi più che mai vado fiero di aver assistito i natali e ahimè il declino ( musicalmente parlando) di gruppi quali Neon, Litfiba (quelli veri), CCCP, Denovo, Walalla, Timoria, (che tra l’altro incontrai nel ’91 a Vieste e li coinvolsi per una intervista con Roberto brasileiro Soldano) e compagnia bella. Poi di seguito quando il filone rockindipendente non ha retto più il confronto, e passata l’onda new(wave) britannica, si sciolsero come neve al sole. Non tutti però. Molti approdarono a rivisitazioni di varia natura. Cito tra i tanti che hanno tentato di rimpastarsi, Piero Pelù, Giovanni Lindo Ferretti, Omar Pedrini ecc.. Di una band più di tutte vorrei, in questo mio intervento, parlarvi e che volutamente ho omesso tra i sopraccitati; band che malgrado le continue mutazioni di line-up, ha fatto scuola negli anni a venire, per altri (magari i Gong o chessò Modena City Ramblers) e che ha seminato con intelligenza nel panorama artistico italiano.  Parliamo dei Diaframma di Fiumani e co. Di loro poi sono tronfio in particolar modo per essere in possesso dei primi due vinili della loro carriera, coraggiosamente alieni dal punto di vista concettuale e musicale l’uno dall’altro. Distanti anni luce da ciò che fu il seguito della loro intensa carriera musicale. Parliamo di dischi dello spessore di Siberia e Tre volte lacrime.  A me il primo piacque moltissimo, quella voce tombale, funerea e poi d’un tratto il secondo con un cambio di linea vocale intensamente votata alla lirica. Proprio perché in grado di lasciare un segno musicale e a dimostrazione della loro mole artistica ( sono ancora vivi e vegeti e già gli tributano un disco !!!) vi propongo l’ascolto di una bellissima compilation di loro brani interpretati, ad omaggio, da artisti italiani affermati o meno. Il disco si chiama per l’appunto il Dono, godibilissimo, piacevole ed intenso nelle interpretazioni ora più che mai.
Cosa altro dirvi se non invitarvi ad ascoltarlo.
Giamp



mercoledì 28 gennaio 2009

GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO /3
GANG - Le Radici e Le Ali (1991)


Non sapevo come presentare i Gang. Avevo pensato di fare un’unica recensione per i due album che li hanno consacrati , Le Radici e Le Ali e Storie d’Italia. Poi ho pensato che era meglio andare per gradi perché entrambi hanno bisogno di essere, a loro modo, sviscerati. Non sono lavori di facile presa, soprattutto per i testi espliciti delle canzoni. Espliciti nel senso di dire (raccontare) apertamente e senza pudore le storie che hanno attraversato le loro vite. Questa volta, iniziamo con Le Radici e Le Ali del 1991, ovvero il loro primo album in italiano dopo gli introduttivi Barricada Rumble Beat, Reds e Tribe’s Union cantati in inglesi, che contava importanti partecipazioni come quella di Billy Bragg. Poi è arrivato Le Radici e Le Ali, un’esplosione. Dentro si trovano Clash, la banda del paese, Che Guevara, i canti tradizionali gitani, le fisarmoniche, le percussioni. Canzoni lucide e penetranti e la voce di Marino Severini, che è un urlo strozzato in gola per la troppa voglia di raccontare. Mi fermo qui e il resto lo lascio raccontare alle note riportate sul disco da Sandro Portelli (insegnante di letteratura americana alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università la Sapienza, http://alessandroportelli.blogspot.com/) che meglio non poteva descrivere l’essenza dell’intero album.
"… il rock in America era un distillato di esperienza vissuta, da noi era un distillato di sogno di esperienze alternative. Era ali, non era ancora radici. A mano a mano abbiamo cominciato a capire che non si trattava di inventare suoni uguali a quelli che venivano dall’America (e dall’Inghilterra), ma di inventare suoni nello stesso modo in cui li inventarono i nostri modelli inglesi e americani. Prendere gli ingredienti della nostra storia, rifonderli e stravolgerli per capirci davvero. E farli rinascere, fare con i vecchi discorsi un discorso nuovo, fare con i discorsi nuovi un discorso senza tempo".

Gianni Ragno

...che tradotto in musica...

venerdì 12 dicembre 2008

GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO

Moltheni - Natura in Replay (1998)


Per essere originale lo è stato abbastanza da non entusiasmare più di tanto la critica al Festival di San Remo nel 2000 con il brano Nutriente ( sigh !!!). E’ da qui che vorrei partire per provare a descrivere il personaggio Moltheni , alias Umberto Giardini nato a S.Elpidio e cresciuto artisticamente in quel di Bologna, noto per la sua strana somiglianza vocale con Carmen Consoli (oltre che con Beck secondo la rivista Il Mucchio Selvaggio) con cui condivide oltre che il modo di cantare singolare ( tanto da definirlo un clone maschile della “cantantessa” ) anche la produzione musicale di F. Virlinzi, fautore di quella etichetta musicale che fu la Cyclope Records.
Di Virlinzi si sa, la prematura scomparsa fece si che la stessa etichetta finì di esistere.
Moltheni, invece, tenne banco, forte della sua esperienza con gli Hameldome ad Arezzo Wave e degli anni in giro per la Scozia a farsi la scorza, dimenandosi in un periodo dove Scisma, Afterhour e Verdena pure si affacciavano sul palcoscenico italiano.
Pubblica appunto il primo lavoro nel 1998, “Natura in Replay“, lavoro in cui la semplicità non sottrae nulla alla originalità e nulla aggiunge al dilettantismo.
Semmai le sue liriche, nude e di linguaggio esplicito, tanto da destare sbigottimento, delineano la sua posizione di fronte all’universo femminile (mai tormentato o complicato) e di fronte alla possibilità di competere con il bene ed il male.
Gli accostamenti non mancano, N. Drake, J. Buckley, o ancora Smiths e Nirvana.
Il suo modo di suonare la chitarra è tale da rendere la stessa strumento protagonista nella sua semplicità e limpidezza; il suo stile ruota attorno alla possibilità di sviluppare armonie ipnotiche non omologabili e con densità unplugged, affiancate da suggestivi “piano Wurlitzer”.
Difficile segnalare questo o quel brano da questo disco, il tutto gira nel lettore come un continuo flusso seducente, con testi pieni di cinismo ed autoironia, capaci di portarti all’essenza delle cose.
Non è facile comprendere certe sfumature, ragione per cui la critica non lo apprezza troppo, definendolo intimista e pessimista (ma non si disse lo stesso di Tenco ?)
Successivamente alla pubblicazione dell’album d’esordio cerca di dare una sterzata al suo modo di proporre la sua musica, dedicandosi anche a stili di musica diversi come un sano stoner–rock italiano, ma non troppo, finendo per ritornare alle origini.
Un bel biglietto da visita in tempo di caccia grossa al consenso ( X Factor docet ). Personalmente non me lo perdo di vista: prendere o lasciare!!!
Giamp


... CHE TRADOTTO IN MUSICA ...

mercoledì 26 novembre 2008

GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO/Cristina Donà

Era il 1997, quando, appena trasferitomi in Trentino ebbi la fortuna di poter vedere MTV senza parabole o artifizi vari.
Ricordo una sera, mentre guardavo una trasmissione condotta da Enrico Silvestrin che prevedeva esibizioni live, artisti italiani compresi. Era la volta degli Afterhours di Hai Paura Del Buio?, che per quella occasione stavano dividendo il palco con una tale di nome Cristina Donà di cui non avevo mai sentito prima di allora.
L’esibizione suscitò in me così tanta curiosità (che sarebbe la vita senza di essa !!!), al punto che decisi di voler approfondire la conoscenza della Donà. Così mi procurai il suo primo lavoro, Tregua, del 1997. Il disco prodotto da Manuel Agnelli (ecco spiegato il palco condiviso con Afterhours) e uscito per la casa discografica Mescal, rappresenta il binomio perfetto tra lucidità musicale e portata vocale. Mentre nel 1999 dopo aver ascoltato il brano Mangialuomo, incluso nella compilation abbinata alla rivista Il Mucchio Selvaggio, mi ritrovai ad ascoltare l’intero album, Nido del 1999.
Capii che era artista da non sottovalutare specie ed in ragione del fatto che in quegli anni bisognava sgomitare tra le emergenti del settore (Nada (?), Consoli, Di Marco, Lalli ), accodate alle varie corti di produttori /collaboratori acuti come Agnelli ma anche come E. Wood, J. Parish, M. Zamboni, H. Gelb, R. Wyatt. Quest’ultimo collaboratore alla scrittura di Goccia del secondo album della nostra artista.
Fortuna volle che poi, ad appena 4 anni dal mio approccio musicale con la Donà, e a soli 6 Km. di distanza, la vidi in concerto. Il teatro era molto intimo, con un audio perfetto che esaltava le capacità vocali della Donà, mentre la distanza dal palco era ideale per salutarla con stretta di mano e con un amichevole ciao. Quel concerto incantò anche mia figlia che già all’epoca sgambettava sulle note di alcune sue canzoni e fu anche l'occasione per acquistare all’uscita del concerto il disco appena sfornato (Dove Sei tu – 2003- Mescal).
La sua voce, capace di acuti improvvisi e durezza d’espressione, non eclissa la sua passione per le donne rock d’oltremanica (P.J. Harvey ad esempio), ma neppure tralascia espressività vocali degne della miglior tradizione folksinger (come Suzanne Vega ). Sofisticata, lieve e fragile nel contempo.
I suoi testi sono capaci di dipingere paesaggi stralunati, sottili e sognanti ma anche solari, sperimentali e talvolta spietati. Le atmosfere che dominano entrambi gli album, li rendono altresì difficili da qualificare: sospese come sono tra jazz e rock, canzone d’autore e un tocco di antico che rende magico l’ascolto.
A distanza di anni (circa 10), Cristina Donà ha acquisito maturità e pur variando i suoi lavori successivi non si è lasciata incantare da facili tentazioni commerciali (come ad esempio ha fatto Carmen Consoli che pure era partita bene).
Mi piacerebbe vederla guadagnare una fetta di pubblico maggiore ad apporre un sigillo sulla sua bravura. Ma in Italia basta guardare le classifiche e le rotazioni sui canali musicali per capire quanto limitato sia il mercato, mentre anche all'estero si sono accorti Lei. Riviste musicali autorevoli hanno elogiato l'artista Donà. La rivista Mojo, ad esempio, la definisce così “la Donà col suo modo di concepire le canzoni, riesce all’interno di una singola canzone ad essere triste, furba e divertente. Con lei possiamo dimenticare gli stereotipi del pop italiano con l'imbarazzante melassa operistica. [...]. È anche una signora capace di scrivere canzoni intrise di gentile malinconia e memorabili arie [...].” (John Bungey, recensione sulla rivista musicale Mojo, ottobre 2004)
Ancora elogi giungono niente (popo) di meno che dal Rolling Stone “Fantastico. Con tanta confidenza eppure tanto vulnerabile, l'album è ricco di suoni che riconosco: il sognante romanticismo di Kate Bush, gli incantesimi della sacerdotessa dell'arte Patti Smith, la capacità di melodie ariose di Joni Mitchell, la potente risacca dei Black Sabbath (o forse dei Nirvana) – eppure è anche originale, l'opera di un'artista che sta trovando la propria voce. Tanti i momenti memorabili offerti dagli arrangiamenti, alcuni divertenti e altri che ti arrivano al cuore. Devo dire sinceramente che mi capita di rado, quando ascolto un artista italiano, di chiedermi perché non sia ancora una star negli Stati Uniti (siamo un popolo di provinciali a noi piacciono in inglese, le canzoni) ma con Cristina Donà, me lo chiedo.” (Recensione dell'album Tregua di Joe Levy, Rolling Stone, marzo 2008)
I suoi lavori successivi sono densi di emotività e di ingredienti a lei cari. La voce sempre ci delizia senza diventare stucchevole.
Se dovessi incontrarla di nuovo mi fermerò ancora ad ascoltarla e a stringerle la mano dicendole ciao.
Giamp
Tracklist:
Tregua

1. Ho sempre me
2. L’aridità dell’aria
3. Stelle buone
4. Labirinto
5. Raso e chiome bionde
6. Le solite cose
7. Piccola faccia
8. Senza disturbare
9. Ogni sera
10. Risalendo
11. Tregua

Nido

1. Nido
2.Goccia
3.Qualcosa che lasci il segno
4.Così cara
5.l’Ultima giornata di sole
6. Volo in deltaplano
7.Brazil
8.Mi dispiace
9.Deliziosa abbondanza
10.Volevo essere altrove
11.Cibo estremo
12.Terapie
13. Mangialuomo




... CHE TRADOTTO IN MUSICA ...

giovedì 13 novembre 2008

GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO/Antefatto
Beh, visto che i blog musicali pullulano soprattutto di musica indie straniera, vi proporrò con cadenza quandomenotelaspetti, la recensione di una decina di cd italiani realizzati tra il 90 e il 99 e direttamente provenienti dalla mia cd-teca personale. Gli anni scelti non sono un caso. A mio modesto avviso sono stati gli ultimi importantissimi anni che hanno visto uscire opere indie di notevole spessore: probabilmente perchè le case discografiche del tempo (su tutti la Mescal ma anche i grossi calibri coma la CGD), si impegnavano parecchio per realizzare un cd che potesse anche avere dei ritorni economici. E questo, forse, giovava anche a chi era chiamato a dare vita a nuove creature musicali, probabilmente più stimolati con la conspevolezzai di chi sa di avere alle spalle qualcuno che credeva nei loro progetti. In effetti adesso, con l’avvento della musica digitale e del download gratuito, la quantità di musica prodotta e immessa sul mercato ha notevolmente scavalcato la qualità della musica proposta, tutta pubblicata da un'unica grande etichetta, ovvero Myspace, ovvero zero costi di produzione e tante speranze di farsi notare.
I cd chiamati a testimoniare quegli anni appartengono ad
AFTERHOURS, ESTRA, USTMAMO’, GANG, CRISTINA DONA’, GINEVRA DI MARCO, TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI e poi si vedrà, lasciando aperta la porta a chi vorrà generosamente contribuire. Non ci sono i grandi nomi conosciuti ai più (uno su tutti De Andrè e le sue “Nuvole”), per dare spazio a chi, in quegli anni, avrebbe meritato un posto al sole (e nelle classifiche di vendita), ma che il gran culo di altri presunti “artisti” italiani ha malamente oscurato con un’eclissi che dura ormai da anni. Vi lascio con una playlist di antipasto di altri meritevoli italiani sugli scudi, in attesa di pubblicare la prima recensione.
Buon ascolto.
Gianni Ragno

lunedì 27 ottobre 2008

IVANO FOSSATI - Musica Moderna


Dove sono i Delirium, dov’è finito quell’uomo che cantava di ribellione e di protesta ? Cosa ne rimane di quegli anni?

Rimane un uomo con un sentimeno nuovo ( es un sentimento nuevo direbbe Battiato ), non nuovo nella accezione pura del termine, ma nuovo nel senso che lui da sempre passava per uno che di malinconia ne aggiungeva anche troppa nei suoi testi e nelle sue musiche. Sempre di amore si trattava, ma le sue storie finivano sempre male.

Ora rinnovato nell’amore ci delizia di testi e melodie fresche e pregnanti di giovinezza ( eh si che lui tanto più giovane non è !!!) con aperture a sentimenti che continuano. Le sue storie terminano in maniera positiva.

C’è spazio anche per brani colmi di argomenti quotidiani e di urgenze sociali. Televisione e apparenza, poca propensione alla lettura ed alla letteratura, tempo sottratto alla memoria (storica) e molto tempo dedicato ai Reality, ambiente ed ecosistema.

Così ve lo presento nel suo ultimo lavoro “ Musica Moderna”. Un disco non molto diverso dai suoi ultimi lavori, ma distante da Disincanto così come lo è (per fortuna dei tempi) da La mia Banda suona il rock.

Argomento principale e filo conduttore appunto l’Amore come luogo di fuga per curare i mali del mondo. Le melodie sono sempre molto intime e cantautoriali, ma meno ricercate e più naturali, c’è spazio per chitarre distorte in un paio di brani che dicono chiaramente la rabbia del cantautore su argomenti a lui a cuore, seppure la sua passione rimane il pianoforte.

Melodie che ci portano come sempre in Francia ed in Sudamerica o comunque Panama e dintorni, senza mai disdegnare un rock molto italiano e non. La traccia 6 prevede addirittura un omaggio iniziale ai Pink Floyd (2nda traccia Dark side of the Moon ), ascoltare per credere. La 7ma a confermare , ancora chitarre pinkfloydiane.

Resta preponderante la capacità di Fossati di portare per mano l’ascoltatore all’interno dei suoi racconti prendendolo per mano all’interno di musiche che scaldano il cuore

La band è parzialmente rinnovata, la produzione resta affidata a P. Cantarello, i testi e le musiche tutte sue come ovvio.

L’album contiene L’amore trasparente già utilizzata nei titoli di coda in Caos Calmo.

Giamp