domenica 23 gennaio 2011

Blogger GIAMP makes 46.


Eh sì. Sarebbe bello se i 46 fossero riferiti ai punti realizzati dal mio amico Giamp (maglia n.5) in una partita di basket. Purtroppo per lui, invece, sono "solamente" gli anni che compie oggi. Quando lo sport era poesia. Schierati come una squadra di calcio, completini sponsorizzati dalla locale squadra di calcio, le panchine erano le sedie del bar dell'albergo vicino e si giocava sull'unico campetto che avevamo, all'aperto con vento, acqua, sole e smog. Giamp, sulla canotta ti mancavano solo le tue spillette dei Sex Pistols e dei Siouxsie and the Banshees, e saresti stato il primo giocatore dark-punk della storia. Auguri amico mio.

venerdì 21 gennaio 2011



Cioè, poi non è che è proprio così. Però se fate bene attenzione a quanto cerco  di dirvi e, successivamente, mi illustrate le vostre ragioni, io sarò ben lieto di contraddirvi. E allora, signore e signori, ammucchiamoci, scompariamo, ritorniamo su noi stessi e aguzziamo la vista. Trovati i difetti sarà più facile digerire i confetti ... e questa playlist di gennaio. Listen and download. A bien tot.


giovedì 20 gennaio 2011

VILLAGERS - Becoming a Jackal (2010)



Mi è rimasto dell’inchiostro datato 2010 nella penna e si sa è buona consuetudine liberarsi delle cose del vecchio anno prima di attingere a cose da dedicare al nuovo, e si spera, promettente anno. Mi ero impegnato di parlarvene e inevitabilmente lasciarvi l’ascolto più approfondito di questo disco a nome Villagers, aka Conor J. O’ Brien giovane dublinese, patrono del progetto di cui sopra, che da un paio di anni si aggira nei sotterranei indie senza aver suscitato fino ad ora grandi entusiasmi. Poi la svolta, un disco marchiato Domino (che si sa non è certamente avversa ad operazioni del genere) quasi sempre griffa di qualità. Lui, il Villagers, si fa pregio di una matrice compositiva, (non più tanto rara oggigiorno e fatta di cantori e menestrelli come Sufjian Steven, Eugene Mc. Guinness, Andrew Bird, Divine Comedy,Owen Pallet), di provenienza classica- e pensiamo a Dylan,Young, Van Morrison, Drake, Paul Simon, senza dimenticare l’intensità di Elliot Smith, con improvvisi inserimenti pop sinfonici ed evoluzioni spesso tormentate ed inquiete intrise di spleen e profonde al punto giusto. A volerla dire tutta il suo stile, la sua tendenza a giocare con il mood e la sensiblità individuale ci porterebbe a pensare che una qualche traccia in lui la abbiano lasciata anche personaggi come Scott Walker o Robert Wyatt. Il disco in questione, una sorta di viaggio onirico tra monologhi di fantasmi in non luoghi sommersi al margine di paure inconsolabili dove solo i protagonisti sanno vedere ciò che è impenetrabile, è dotato di melodie nitide provviste di indicazioni folk, che spesso si distendono su impalpabili e flessuosi arpeggi di chitarre per poi lasciare il passo ad orchestrazioni educate e garbatamente invadenti. Senza ombra di dubbio un ascolto valido ed appagante. Almeno per il firmatario. Parafrasando un vecchio adagio oserei affiancare il lavoro di O’Brien al lavoro di quei contadini dalle scarpe grosse ed il cervello fino. Le scarpe non saprei, ma il cervello di certo è di gran lunga aguzzo. Buon ascolto.
Giamp



PARTS & LABOR - Constant Future



Album omonimo in uscita l'8 marzo. Altra bella copertina e canzone.

RAINBOW ARABIA – Without You



L' album Boys and Diamonds esce il primo marzo. Bella la copertina.

martedì 18 gennaio 2011

Intervista a MAX STEFANI

Il Mucchio Numero 6515Inizio a prenderci gusto. Dopo la lunga e bellissima chiacchierata con Luca Castelli, sono riuscito ad ottenere udienza col grande capo del Mucchio Selvaggio, Max Stefani. Poche le domande, brevi le risposte, che hanno comunque soddisfatto le mie curiosità di ventennale lettore della rivista. Buona lettura.


 Allora Max, cominciamo, e mi tolgo subito un sassolino parlando delle appendici(ti) del Mucchio. Di Extra di gennaio, ad esempio ne avrei fatto a meno (più in generale l’inserto mensile mi sembra più che sufficiente) in cambio di un altro magnifico Annuario, che insieme a molti articoli di attualità, conservo. In particolare non riesco a seguire questa linea editoriale “vintage” che state seguendo (libri extra compresi), tenuto conto dell’informatizzazione culturale a cui stiamo assistendo. Mi sembrano un passo indietro rispetto, chessò, alla bella sfida che fu, del settimanale. Cosa mi dici a questo proposito e se, al di la delle considerazioni, questa linea sta comunque ripagando in termini di vendite.


 Su Extra e l’Annuario sono d’accordo con te. Datato il primo, attuale il secondo. Comunque sono andati male ambedue. Sulla storia del “vintage” non sono d’accordo. Tornare sui classici fa sempre bene. Il settimanale sarà anche stata una bella sfida, ma ci ho rimesso una marea di quattrini.

 Alcune costole (anch’esse storiche seppur brevi del Mucchio): Subway, Duel, la rivista letteraria di cui ora non ricordo il nome e mettiamoci pure ‘rock on line’. Il sollievo di aver evitato ulteriori svenamenti di tipo finanziario è stato superiore alla delusione di non aver potuto portare avanti almeno uno di quei progetti? E ce ne sono altri lasciati chiusi nel cassetto?

 Fanno comunque parte della mia storia editoriale. Subway era un gioco. Duel è stato un bagno colossale. Rock on line una parentesi veloce. L’unica rivista con la quale ci ho guadagnato qualcosa è stata Chitarre. Un dammuso a Pantelleria. Ovvio che uno spera sempre che i propri figli abbiano successo, ma è difficile coniugare qualità a quantità.

 Da anni il Mucchio è per me un ottima guida musicale (ormai da più di vent’anni). Le recensioni, però, quanto più possibile oneste, se prima erano fondamentali per acquistare il vinile (il che avveniva spesso a scatola chiusa) adesso non le considero più così basilari (leggo, segno il titolo, vado su myspace, ascolto e mi faccio un’idea. D’accordo con Castelli sullo streaming quale ultima frontiera). Ti dico questo perché ho avvertito una sorta di tua preoccupazione, lasciando intendere qualche numero fa, che tra le firme del giornale stia prendendo forma una sottile linea del “volemose bene” a scapito di una critica musicale che talune volte necessiterebbe di più sincerità. Ho recepito male il messaggio?

 Facciamo una critica musicale vecchia. Non più al passo con i tempi. La gente se ne accorge e non compra più il giornale. Ma Guglielmi ha la testa dura. Pensa ancora di vivere nel 1980.

 Quanto detto prima si può collegare in qualche maniera al fatto che l’Edit e “La Tua Vita Privata” siano gli unici scritti che concedi ormai all’uscita mensile della rivista? Stai mollando un po’ le redini?

 Non è vero. Short Talks, seppia, molte rec di libri, la posta, spesso belle e lunghe interviste non strettamente musicali. Il mio marchio è su tutto il giornale alla fine. O attraverso quello che scrivo o in articoli fatti confezionare a colleghi.

 Parlando di cultura e del monito lanciato nell’Edit di gennaio affermi che per il governo sia diventata ormai una rottura di palle (e fin qui ci siamo) e che “il livello culturale è ciò che contraddistingue un popolo di cittadini da un popolo di consumatori”. Ma come la mettiamo con i diecimilioni di italiani che guardano il ‘grandefratello’ o ‘lisoladeifamosi’ (e/o che dicono di guardarlo solo per curiosità)? Esiste una categoria a parte (meglio un girone dantesco infernale) nel quale includerli?

 In Italia c’è il Five Millions Club. Sono quelli che leggono, s’informano, girano, si fanno domande. Il resto è ignorante.

 Senti Max, ho notato la tua assenza anche negli Oscar 2010. Ha fatto così schifo l’anno passato? Affermativa o negativa che sia la risposta, dammi il titolo di un paio d’album, film libri che ti hanno lasciato una qualche traccia.

 Non volevo buttare giù titoli scopiazzando gli altri. E a voler mettermi ad ascoltare tutto ci voleva troppo tempo. Insomma non ho fatto in tempo. Però li ho messi nella posta di febbraio. Di libri leggo solo saggistica e vecchi romanzi. Quelli nuovi mi sembrano aria fritta. Film pochi… Scorsese?

 Un po’ di prurito: parliamo di religione. Mia moglie, cresciuta come la maggior parte di noi, con “solide” basi clericali ha vissuto questa forzatura nella sua vita (inconsciamente) molto ma molto male. Paradossalmente (fortunatamente) anche traendo spunto dal Mucchio (appena sposati mi prendeva in giro tacciando il giornale di blasfemia) ha cominciato a leggere Quei libri (Augias, Frattini, Yallop, Simonnot) che le hanno aperto gli occhi e le hanno dato la serenità che cercava. Quale è stato il tuo percorso “spirituale”?

 Ho fatto medie e liceo dai preti. Li ho imparato a odiarli. Poi leggendo filosofi, storia delle religioni etc sono giunto alla conclusione che senza si vive molto mglio.

 Vediamo allora come te la cavi. (grattatio pallorum, certo). Cadi in coma. Tua moglie non vuole staccare la spina, così ne “approfitti” e inizi un viaggio. Arrivi ad una porta. Bussi. Ti apre S. Pietro: ”Mi spiace per lei e per le sue estenuanti convinzioni, sig. Stèfani ma è tutto vero. Qui c’è il paradiso, al 2° piano il purgatorio e al terzo (Lei ci entra con la lode) le fiamme dell’inferno. Visto, però, che non è ancora del tutto morto, le faccio una proposta per darle un’ultima possibilità di redenzione: io la sveglio dal coma e torna dai suoi cari; Lei, in cambio, va in missione per il mondo a raccontare a tutti che Dio esiste e che bisogna credere nella Chiesa e bla bla bla discorrendo;” … Accetta la proposta sig. Stèfani ??? Sig. Stèfani??? SIG. STEFANI !?!?!? SI SVEGLI, SIG. STEFANI !!!!

 L’inferno.

lunedì 17 gennaio 2011

The Poison Tree incontrano Orson Welles



Atmosfere rarefatte e immagini in bianco e nero. Quel che serviva per chiudere un anonimo lunedì di gennaio. Dalla sempre sempre prolifica scena di Brooklyn, i The Poison Tree, che escono a marzo con il loro album omonimo di debutto. Due le canzoni che lo anticipano: quella in libero d/l Never Know Me e My Only Friend. Per quest'ultima, la band, è andata sul velluto per il video, avendo musicato la scena iniziale del film di Orson Welles, Touch of Evil del 1958, in un operazione molto ben riuscita. La scena è rimasta famosa, essendo stata realizzata interamente con una sola macchina da presa. E la canzone,che a metà video sfuma (per lasciare la voce ai protagonisti del film) e che poi riprende per il finale, è davvero azzeccata. Buona serata

The Poison Tree - Never Know Me


DEATH – Can You Give Me A Thrill???



Album in uscita il 25 gennaio dal titolo Spiritual • Mental • Physical.

Ghost of a Saber Tooth Tiger - Shroedinger's Cat

Sean Lennon e Charlotte Kemp Muhl, alias Ghost of a Saber Tooth Tiger, in un video con Albert Einstein, Nikola Tesla e Marilyn Monroe.

venerdì 14 gennaio 2011

Playlist di metà mese + Social Distortion

Operazioni conclusive post natalizie: addobbi e albero inscatolati per essere riportati giù in garage e sistemazione dei doni alimentari ricevuti quest'anno e da riporre nella dispensa [ufficiosamente si tende ad ingrassare durante le vacanze, ufficialmente noi cominciamo in quel periodo ma in realtà il termine ultimo dello smaltimento panettoni, pandoro, torroni ecc(gnam)ecc(gnam)ecc(gnam) rimane Pasqua ... giorno in cui entrano le colombe (di nuovo gnam x 3) pasquali ... giusto per dare una certa continuità, insomma]. Nel rimettere in ordine tutto quanto, dunque, è saltata fuori, aggrovigliata tra le luminarie dell'albero, la playlist di dicembre che ho dimenticato di postare a suo tempo. Corro ai ripari, proponendovela (come sempre tutti gli mp3 sono gratuiti e da scaricare liberamente) e proponendovi l'ascolto del nuovo album dei Social Distortion - Hard Times And Nursery Rhymes - molto ma molto meno punk per l'occasione. Curiosità: la band ha deciso che ogni centomila ascolti in streaming del nuovo disco, provvederà a ridurre il prezzo d'acquisto dell'album di un dollaro. Cari Social non contate su di me, il disco non mi ha entusiasmato. Buon week end  e buone cose a tutti.