giovedì 17 giugno 2010

THE HENRY CLAY PEOPLE - Somewhere on the Golden Coast

Una recensione che è un cocktail: 2/4 di Replacements, 1/4 di Stones, 1/4 di Pavement. Shakerate ben bene, ovvero, mentre siete in auto alzate il volume e tenete le mani ben salde sul volante, muovendo solo la testa e facendo le smorfie da rockers col viso. Lo vado ripetendo mille volte quanto sia difficile entusiasmarsi per la musica, oggi. E anche per gli Henry Clay People non c'è di che tagliarsi le vene. Quando però le chitarre si accendono in End of an EmpireYour Famous Friends o le ballate in stile  Southside Johnny & the Asbury Jukes prendono forma in Saturday Night e la conclusiva Two Lives at the End of the Night, difficilmente si rimane indifferenti al fascino senza tempo del rock'n'roll. Forse scontato. Ma come Kerosene Hat dei Crackers si ascolta con infinito godimento dalla prima canzone e (attenzioneattenzione) fino all'ultima!. Fatti due conti ne vengono fuori 40 minuti di sano e terapeutico ROCK'N'ROLL! Una cura infallibile che tutti i medici dovrebbero consigliare ad ogni rockettaro che si rispetti. Superate, senza timore, le dosi consigliate. One Two Three Four ...

The Henry Clay People - Your Famous Friends


martedì 15 giugno 2010

HALLELUJAH the HILLSIntroductory Saints

E' sempre attrazione fatale fra me e la melodia. Questa è un'altra di quelle canzoni facili-facili che non staccheranno mai il biglietto per la notorietà internazionale, ma che sei contento di aver scoperto e sai di aver fatto anche oggi la tua buona azione quotidiana. Loro sono di  Boston  e l'anno scorso è uscito il loro secondo album dal titolo Colonial Drones (sotto il video di Blank Passports). In questi giorni si esibiscono negli Stati Uniti con i Titus Andronicus (altro interessantissimo gruppo segnalatovi su queste pagine dall'amico Giamp). Nell'attesa di ascoltare gli Hallelujah più attentamente per emettere un giudizio complessivo (magari si riveleranno un'altra boiata pazzesca), mi godo il brano che la band ha messo a disposizione di tutti e che non fa parte di nessuno dei due album fin qui pubblicati.
Hallelujah the Hills – Introductory Saints


LOU REED
(L’essenziale è invisibile agli occhi….ma non alle orecchie !!!!)


Di lui si potrebbe raccontare molto, ma molto di più ed io, francamente, non me la sento di percorrere la sua interminabile carriera di artista. La sua voce, quella voce essenziale, però non la si può confondere con una voce qualunque. Principio prezioso, unico e necessario per regalare ad alcuni brani una luce tutta singolare. Loro, gli artisti di cui vi propongo l’ascolto, se ne sono accorti e onorano il nostro udito concedendo  l'interpretazione, a questo straordinario artista a tutto tondo, di un loro brano o di una parte di esso. Buon ascolto.
Giamp

Antony and the Johnsons - Fistful of Love -


The Killers - Tranquilize -


Gorillaz- Some kind of Nature-

lunedì 14 giugno 2010

Nada Surf, Bill Fox, Crosby, Still & Nash
I Nada Surf hanno messo da parte momentaneamente la loro creatività per sfruttare quella già esistente di loro predecessori, che tradotto vuol dire nuovo album, ma di cover. Ci sono, tra le altre, quelle di Kate Bush, Arthur Russell e questa di Bill Fox, parte di un gruppo di Cleveland degli anni '80 chiamato The Mice. Fox, dopo l'unico disco solista realizzato dopo lo scioglimento del gruppo, ha lasciato completamente la musica, diventando un venditore televisivo. I Nada Surf hanno rispolverato questo brano, Electrocution, per il quale hanno avuto la bontà di non stravolgerlo perchè così come l'originale, è molto radiofonico e con un ritornello che rimane in testa a lungo. Le altre canzoni di If I Had a Hi Fi (titolo dell'album molto accattivante), anche se in tono minore, rendono omaggio gli altri artisti rimanendo, comunque, gradevoli all'ascolto. Altra curiosità da segnalarvi: come potete vedere voi stessi, per la promozione dell'album la band si è fatta ritrarre, posando come Crosby, Still & Nash (già senza Young) in un album che sinceramente non ne ricordo il titolo, ma prontamente segnalato dai navigatori in rete. Good vibrations!





sabato 12 giugno 2010

BONNAROO REMIX

Un'insolita playlist per il week end composta da 20 canzoni cantate dai relativi artisti in uno dei festival musicali più noti negli States, quello di Bonnaroo e remixate. Spero vi aggrada. Belle cose.

giovedì 10 giugno 2010

PEARL JAM - Better Days (un altro cane smarrito)
Non passa mese che non trovi qualche notizia sui Pearl Jam da riportare. Questa volta è successo per via
di una canzone, Better Days, appunto, postata sul sito Monkey Wrench Records da tre membri del management della band di Seattle (e prontamente eliminata) al solo scopo di essere condivisa ed avere un parere sull'ascolto del brano, che sembra essere un outtake dell'album Riot Act del 2002. Questo il messaggio postato da un tale di nome Pete "Gary, [manager] Kelly [Curtis] wanted you to hear this, please give it a listen," . Ma ormai il danno era fatto e nel giro di pochi minuti la notizia ha fatto il giro del web, Stereogum e Antiquiet in primis. Errore voluto o un po' di sana pubblicità per la serie "non vi scordate di noi!". Ah! dimenticavo, la canzone non avrebbe affatto sfigurato nell'album.
Il Teatro degli Orrori
Live @Rovereto 05-06-2010

Per ogn evento bisognerebbe poter descrivere le emozioni in tempo reale ma non sempre se ne ha la possibilità. Ad ogni modo provo a fare un report del bellissimo momento musicale a cui ho assistito sabato 5 u.s., anzi a cui abbiamo assistito io i miei due figli e la mia compagna di vita. Momento di vita e non, concerto, mi piace definirlo. Non trovo parole più adatte. Location: Palazzetto dello Sport di Rovereto, (TN). A due passi da dove abito per cui niente scazzi per lo spostamento familiare. Non sarà, l'Hiroshima, l’Estragon, i Magazzini Generali, il Circolo degli Artisti ma vale lo stesso. Arrivo in anticipo così da poter seguire anche i tre gruppi locali che si sono avvicendati. Niente male per essere dei perfetti sconosciuti. Ore 21.00 presenti al massimo 50-60 persone e al che mi son detto: "dai vedrai che arrivano dopo quelli interessati all’evento" Ore 22.00 gente presente al massimo 300. Che desolazione vedere un palazzetto cosi spopolato!!! Ma chissenefrega ci siamo detti, “così almeno si può andare anche sotto il palco e fare due foto con i miei figli”. E poi godere di quei suoni che a distanza ravvicinata ti penetrano nelle ossa . Boom, boom la cassa vibra sino ai capelli. E lui all’ingresso sul palco” il Maestro” (così come hanno urlato in tanti ) ”meglio pochi ma buoni”, e la gente in visibilio…quei pochi!!! L’attacco è quanto di più devastante abbia sentito nell’ultimo quinquennio o forse più. Chitarre acide, abrasive, bassi enfatizzati e poi dietro la batteria braccia asciutte ma così possenti nel percuotere le pelli. Luci bianche che esplodono, che accecano, i miei figli abbagliati, che guardano stupefatti, e con le loro orecchie stracolme di gommapiuma opportuna a non martoriare troppo le loro tenere membrane. Il punk che emerge da quel palcoscenico fatto di assi traballanti. E poi quella voce che declama il suo poema. Ogni accostamento ad illustri del teatro italiano mi sembra iniquo. Questo e non solo sono Il Teatro degli Orrori.  Un noise rock che strizza l’occhio alla canzone d’autore (con anche citazioni impegnate Majakovsky) E non gettano la spugna, non allentano la presa, nessun cedimento di fronte ad una platea ai limiti sindacali in quanto a presenze. I brani del nuovo disco A Sangue Freddo si susseguono uno dietro l’altro creando quella sana dose di agitazione e voglia di dimenarsi che anche un 45enne come me fa fatica ad eludere. Un disco con una densità indefinibile, pregnante di contenuti così come il suo autore ed interprete. Un modo di rivisitare la letteratura che lui ha trangugiato negli anni. E poi la gioia dei miei piccoli nel sentire le loro hit preferite Direzioni Diverse e E' Colpa Mia e vederli oramai stremati dai decibel assorbiti nella serata. Che padre snaturato direbbe qualcuno. Che soddisfazione sentirli cantare e vederli ballare dico io. E quando il ritmo dei brani rallenta (Padre nostro) c’è il tempo per una riflessione. Portare in musica versi, poesie contaminate da temi scottanti come politica, religione, filosofia , fallimenti generazionali (E’ Colpa mia), eroi immortali (A Sangue Freddo) o ancora mettere in musica il tema principe come l’amore, corrisposto o meno,  è operazione molto ardua. Alla loro maniera ci sono riusciti. Adesso che ci penso era dai tempi dei CCCP che non mi divertivo così tanto.
Giamp


martedì 8 giugno 2010

BLOGSPOT COVER ARTWORK 2010
La cosa mi sta prendendo parecchio la mano. Come avete visto continuo a postare copertine su copertine. Sarà per l'antica passione per quelle degli album che non mi ha mai abbandonato, ma, nel mare magnum delle uscite discografiche sto trovando, nelle copertine che accompagnano le uscite stesse, il giusto antidoto alla latitante qualità sonora. Sarà forse questa la vera rivoluzione della musica indipendente? Non musica quale riempitivo di un cd/disco ma come sottofondo all'espressione artistica del cantante o della band? E allora, in virtù di questo nuovo periodo impressionista che mi sta regalando molte soddisfazioni, ho deciso che in prossimità della fine dell'anno darò vita ad un nuovo blog, sul quale pubblicare tutte le copertine che riterrò più meritevoli (per il mio modesto gusto personale) uscite nel corso del 2010 e che sto raccogliendo da po'. Una coverart-list di fine anno insomma. Come potete ben vedere sia la copertina che la canzone non c'entrano niente, solo un riempitivo, sebbene quella di Diamond Dogs, sia una delle mie preferite di sempre.