giovedì 9 dicembre 2010

HEY MARSEILLES - To Travel & Trunks



Quasi finiva il 2010 e io che ancora non vi parlavo del mio disco dell’anno. Hey Marseilles. Uscito ufficialmente nel 2008 è sbocciato come un bellissimo fiore solo quest’anno. Gira nel mio lettore ormai da questa primavera ma solo oggi ne scrivo. Vero. Perché ogni volta che lo ascolto vengo totalmente rapito, risucchiato, in questo vortice sonoro e immaginario di pianoforti, fisarmoniche, violini, chitarre e parole, di canzoni che sanno (ancora) raccontare di viaggi e che finiscono (per fortuna) per farmi allontanare irrimediabilmente dalla razionalità di una semplice e inutile recensione. Che il viaggio inizi, dunque, con le note iniziali scandite dal pianoforte di Marseilles, che presto lasciano la scena a tutto il resto dell’ensemble strumentale: potrei trovarmi sul porto di Marsiglia o sul set de Il Circo di Fellini, non importa. Tanto basta a convincermi a far scivolare lo zainetto a terra e godermi il resto dello spettacolo. Si comincia così con la prima storia d’amore raccontata in To Travels and Trunks con Matt Bishop che fa scorrere le sue parole sul tappeto finemente cucito dalle armonie della fisarmonica ... Why can't you see/heaven won't wait for us/Salutations and prayers are too laborious/All I want is love eternally/With your heart facing me. Il treno della successiva Cannonballs parte lento con spazzole e violino, e viaggia in crescendo per 6 minuti per giungere in stazione accolti dalla tromba e dal coro del paese... These days are not fast/Times will not last/So they say, but I'm having trouble believing/Try to settle soft in the canopy we've lost/As you dance and sway and kiss with Costa Ricans. I ritmi latini si confondono in Rio e forte nasce la voglia di andare in Brasile con la contrastante e amara verità che invece, il “vero” amore, lo si incontra nella bassa Manhattan ... On the way I will go/Where the days left to breathe/Are not gone, are still long/I am traveling on. Ok, facciamo una piccola pausa. È notte, e ci fermiamo volentieri a bere qualcosa in quel bistrot, da dove proviene il suono di quel pianoforte che ci racconta una storia di città addormentate nella notte dei grattacieli. Fuori comincia anche a piovigginare e quei violini, quel piano e quella tromba così malinconiche mi hanno fatto venire in mente che stanotte dormirò ancora da solo e senza amore. Meglio che la mia fedele chitarra mi faccia compagnia; avrò poco meno di 2 minuti per scrivere e cantare di qualcuno da amare … I am locking down the house/Staring at the wall/All I want to do today is sleep like I once could/If you could give me that/That'd be good. Finalmente è di nuovo giorno e la notte passata mi ha messo di buon umore e caro giorno ti voglio dedicare questa canzone, e per questa volta ho deciso d'infilare il jack nel Marshall e aumenterò i decibel del suono, sono certo che mi servirà per trattenere il mattinoOur lives are lonely enough without destruction/Calm your cares and families/And I will hold the morning for you. I tentativi di trattenere il mattino, però, durano appena i 5 minuti e 15 necessari per farcelo credere, mentre l’imbrunire scende deciso ed è di nuovo tempo per far crescere le emozioni: è così che in 6 sei minuti si compie il miracolo, con pochi e semplici accordi di chitarra acustica dall’inizio alla fine, nel mentre i violini e la batteria sorreggono l’intera narrazione che ci fa conoscere quel piccolo paese della California chiamato Calabasas ... Radio and highway lines/Are all I have to keep the pace/Don't you worry we will find a way/To stretch tomorrow into today.
Con You Will Do for Now sembra quasi il momento di calare il sipario … The December dark will keep me in the room/Soft ashtray eyes will beg to be found/I'm keeping these walls from speaking too soon/Count your love one in the crowd/You will do for now, ma non è così. Ancora un paio di storie di vita e d’amore. From The Terrace è un altro assaggio di perfetta esecuzione folkloristica al di la del tempo e dello spazio ... look away sing for salvation from day to day/reading the manual on slow decay/there's always a chance e per l’ennesima “schitarrata” acustica di Cigarettes ... jesus never smoked cigarettes/god never shot a gun/mary mother never left her love/for the the cold california sun. Beh. È arrivato. È il momento dei saluti. Di spegnere col piede l’ultima sigaretta e di salutare Marsiglia coi titoli di coda che scorrono: Matt Bishop, voce e chitarra; Nick Ward, chitarra e mandolino; Philip Kobernik, piano; Patrick Brannon, tromba e basso; Samuel Anderson, violoncello; Jacob Anderson, viola; Colin Richey, batteria. A loro vanno gli applausi e le strette di mano per i complimenti di rito, giacché autori di questo magnifico spettacolo. Au revoir mes amis. È tempo di riprendere lo zainetto e rimettermi in marcia. I sogni stanno per spegnersi.  Sweet dreams are made of this...

5 commenti:

Maurizio Pratelli ha detto...

un po' tanto counting crow, ma anche rem, ma anche.... Bello!

Resto In Ascolto ha detto...

io li ho trovati quale perfetta summa dei counting crowes e dei decemberists.

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

niente male, vedo di procurarmeli!

non per fare il pignolo però se è del 2008 non vale come disco dell'anno :)

Giamp ha detto...

Intenso.......

Resto In Ascolto ha detto...

dai marco, le "vere" classifiche di fine anno lasciamole ai pitchfork e ai stereogum di turno, noi godiamoci la buona musica. anche perchè ogni anno con la moltitudine di uscite quotidiane e il poco tempo che avanza per lavoro e famiglia, stilare una classifica è impresa azzardata: se ne lasciano troppe per strada.
saluti affettuosi
gianni