mercoledì 10 marzo 2010

Who have Killed the Rock Star Myth???
Ovvero cronaca annunciata della morte del divismo rock.

Pochi giorni fa su The Guardian (esattamente sul blog musicale legato ad esso) appariva una notizia che gettava un ombra di dubbio, come spesso accade, sulla evenienza che Internet sia stato il complice perfetto per un delitto altrettanto perfetto, ovvero: l’uccisione del Mito della Rockstar. Un lato negativo quello attribuito da Tom Meighan al Web, che sembra essere stato il vero responsabile della fine del ”divismo” all’interno del Rock star sistem. Un po’ come 30 anni fa’ le colpe per la morte della Radio furono addossate all’incedere dei Video come nuova forma di comunicazione musicale. A detta del cantante dei Kasabian, l’eccessivo voyeurismo che internet ha portato nella vita di artisti del panorama musicale, ha fatto si che oggi gli stessi siano stati minati in termini di perdita di prestigio, mistero e valore grazie a molte, troppe notizie divulgate alla velocità della “rete”. Giudizio a mio parere eccessivo e spietato proprio perché i filtri e gli sbarramenti che internet (ma aggiungerei certa stampa e Tv) è riuscito ad abbattere hanno contribuito, e non poco, alla concretizzazione di artisti dotati di “carisma” di differente natura i quali difficilmente sarebbero emersi dal pantano in cui le case discografiche li hanno relegati. Casomai è indubbia la possibilità che invece internet abbia svolto un ruolo fondamentale in senso di promozione del personaggio ancor prima che del prodotto che mediamente non supera la sufficienza in termini di qualità con conseguente caduta di cassa delle case discografiche. Ad ogni modo tornando al nocciolo della questione i paragoni col passato si sprecano. Si pensi ad esempio al Bowie personaggio trasgressivo e di rottura: non è del resto lo stesso Bowie passato indenne all’avvento della rete? Questo a conferma che chi è un valido artista non teme l’aggiunta di morbosità sulla sua pelle. O ancora Sting il quale attraverso i “pettegolezzi” della rete mantiene vivo il mito che è in Lui sin dai tempi dei Police. E così via discorrendo. A me in definitiva ciò che attesta il leader dei Kasabian mi calza quindi molto stretto, seppure un minimo sia da condividere. Come non potrei dato che in verde età attendevo trepidante notizie su Clapton o Marley, scovavo particolari sulla trasgressività di Lou Reed o ancora le attese a Dublino con la speranza di incontrare Bono e compagni e potergli spillare un autografo. Personaggi che pure si lasciavano avvicinare dai mezzi di informazione che per l’epoca a cui ci riferiamo potevano essere l’internet di oggi. E poi il resto lo faceva il passaparola. Forse l’irritazione di Meighan sta nel fatto che teme di suscitare poco clamore in quanto personaggio omologato e commerciale e non in grado essere cercato per quel plusvalore insito nella rockstar. Il caro Tom (che pure stimo per il primo disco) deve rassegnarsi e comprendere che il pubblico è cresciuto che non ci si lascia più tanto abbindolare da falsi miti costruiti in laboratorio e dovrà ammettere che di miti veri, personaggi di cui poter narrare le gesta, le idee, con o senza internet, se devono nascere beh….. bisognerà aspettare un bel po’.
Giamp

2 commenti:

Resto In Ascolto ha detto...

bravissimo Giamp! condivido in pieno le tue considerazioni. post, anzi articolo, che meriterebbe di troneggiare tra le pagine di un giornale serio.

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

forse il tipo dei kasabian rosica perché nessuno lo considera una rockstar. ma d'altronde lui non lo sarebbe stato in nessuna epoca..